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	<title>Il cane in città</title>
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	<description>Alessandra Piccolo, Istruttrice Cinofila.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 09 Jun 2026 08:01:50 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Dog City Garden</title>
		<link>https://ilcaneincitta.it/2026/06/09/dog-city-garden/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Piccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il cane in città]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con un cane in città]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://ilcaneincitta.it/2026/06/09/dog-city-garden/">Dog City Garden</a> proviene da <a href="https://ilcaneincitta.it">Il cane in città</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lo confesso… Potrei essere stata piuttosto scettica la prima volta che ho sentito parlare di ‘Dog City Garden’.<br>Non per colpa loro, ma perché in quel periodo professionale rimbalzavo da un progetto all’altro dedicato al pet: idee che, appena le senti nominare, sembrano nate durante una riunione piena di parole come <em>experience</em>, <em>comfort zone</em> e <em>pet friendly premium</em>.</p>



<p>Quindi, quando ho sentito parlare di aree cani private su prenotazione, a essere sincera, le ho fatte rientrare immediatamente in quella categoria.</p>



<p>La prima immagine che mi è comparsa in testa era quasi caricaturale: un prato recintato trasformato nell’ennesimo servizio “esclusivo” per proprietari ansiosi e cani con il profilo Instagram più curato della loro educazione.</p>



<p>Ho peccato davvero di superficialità.<br>Ma anche perché ero circondata da progetti che erano realmente poco pet e molto marketing.</p>



<p>Poi ho visto la nuova apertura nella zona vicino a casa mia, sono andata a visitarla e ho deciso di dedicare questo articolo al loro progetto.<br>Perché ne vale veramente la pena.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La nascita dell’idea.</strong></h3>



<p>La realtà dietro &#8216;Dog City Garden&#8217; parte da qualcosa di molto meno patinato e molto più familiare.<br>Parte dalla vita concreta di chi convive davvero con un cane complicato.<br>Dalla fatica quotidiana che ti costringe a cambiare orari, abitudini e perfino il modo in cui vivi la città.</p>



<p>Veronica, una delle fondatrici del progetto, mi ha raccontato chi è stato il vero detonatore di tutto questo…<br>E no, non è nata da una strategia di marketing.</p>



<p>È nata da Harry, soprannominato Houdini: un levriero rescue arrivato dall’Irlanda con un talento quasi artistico per la fuga, un’ossessione per qualunque cosa si muovesse e una discreta capacità di seminare il panico nel quartiere.</p>



<p>Per mesi Veronica si è alzata alle cinque del mattino per permettergli di correre quando la città era ancora vuota: zero cani, poche bici, meno imprevisti del solito e nessun sguardo giudicante.</p>



<p>Una routine che chi convive con un cane reattivo, pauroso o ingestibile conosce fin troppo bene.</p>



<p>Si esce quando gli altri dormono e si inventano percorsi.<br>Si evitano piazze ed si impara a calcolare distanze e traiettorie velocemente.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Se manca, inventiamolo!</strong></h3>



<p>È da lì che nasce &#8216;Dog City Garden&#8217;: aree private su prenotazione, recintate in maniera adeguata e pensate per permettere ai proprietari di vivere un momento tranquillo col proprio cane, senza troppi pensieri.</p>



<p>Ed è qui che il progetto diventa interessante.</p>



<p>Perché il punto non è creare un lusso per cani cittadini.<br>Il punto è chiedersi quanti proprietari, oggi, non trovino davvero uno spazio adatto ai propri animali.</p>



<p>Cani reattivi, cani anziani, cuccioli ancora inesperti oppure razze che si portano addosso pregiudizi automatici.</p>



<p>Ma possiamo anche cambiare punto di vista: a volte non è nemmeno una questione legata al cane.</p>



<p>Ci sono persone anziane che non si sentono sicure nei parchi pubblici, proprietari inesperti o, banalmente, educatori che cercano contesti controllati in cui lavorare.</p>



<p>Dietro l’idea apparentemente semplice di “un’area cani privata” si apre in realtà una questione molto più grande: le città moderne sono davvero pensate per tutti i proprietari?</p>



<p>Forse è proprio questo il motivo per cui, nonostante lo scetticismo iniziale, &#8216;Dog City Garden&#8217; ha iniziato lentamente a incuriosire anche chi, come me, pensava al solito giochino di marketing.<br>O chi alza gli occhi al cielo sentendo parlare di “area cani”, associandola automaticamente a caos, sporco e confusione.</p>



<p>La cosa più interessante, però, è che col tempo &#8216;Dog City Garden&#8217; ha iniziato ad attirare persone molto diverse da quelle che ci si potrebbe aspettare.</p>



<figure class="wp-block-gallery alignwide has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="820" data-id="6771" src="https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260529-WA0043-3-1024x820.jpg" alt="" class="wp-image-6771" srcset="https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260529-WA0043-3-1024x820.jpg 1024w, https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260529-WA0043-3-300x240.jpg 300w, https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260529-WA0043-3-768x615.jpg 768w, https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260529-WA0043-3.jpg 1197w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Dog City Garden</figcaption></figure>
</figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Gli avventori di ‘Dog City Garden’.</strong></h3>



<p>Non ci sono soltanto proprietari di cani “difficili”.<br>Non solo persone che vivono situazioni ingestibili o problematiche.</p>



<p>Il pubblico che ruota attorno a ‘Dog City Garden’ è molto più vario di quanto immaginassi: cani anziani che possono godersi uno spazio tranquillo senza troppi trambusti, nuovi proprietari con i loro cuccioli che vogliono sperimentare la libertà in sicurezza o magari provare qualche esercizio, binomi che hanno smesso di frequentare le aree pubbliche dopo esperienze spiacevoli e cercano semplicemente un luogo più controllato dove passare un’ora serena insieme.</p>



<p>Ed è qui che il progetto cambia leggermente forma.</p>



<p>Perché da “area cani privata” diventa quasi una specie di micro-rifugio urbano.</p>



<p>Uno spazio in cui non devi continuamente anticipare il problema.<br>Non devi leggere a distanza il linguaggio corporeo degli altri cani.<br>Non devi sperare che qualcuno richiami davvero il proprio cane mentre urla: “Tranquillo, vuole solo giocare”.</p>



<p>Forse è anche per questo che il servizio sta crescendo così rapidamente, nonostante una formula inizialmente meno intuitiva del previsto.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’utilizzo.</strong></h3>



<p>Il sistema a pacchetti, racconta Veronica, ha richiesto molte più spiegazioni di quanto immaginassero.</p>



<p>E in effetti non è difficile capirne il motivo: siamo abituati a pensare agli spazi per cani come qualcosa di spontaneo, pubblico, quasi automatico.<br>L’idea di prenotare un’area privata rompe prima di tutto un’abitudine culturale, ancora prima che pratica.</p>



<p>Nel frattempo, però, le richieste hanno iniziato a cambiare.</p>



<p>C’è chi utilizza l’area occasionalmente, ma anche chi vorrebbe frequentarla ogni giorno. Così ‘Dog City Garden’ ha introdotto formule in abbonamento, cercando di adattarsi a un utilizzo sempre più quotidiano e meno “straordinario”.</p>



<p>Ed è curioso osservare come un progetto nato per risolvere il problema di un levriero sempre pronto a partire stia lentamente raccontando qualcosa di molto più grande sul rapporto tra città, stress e gestione del cane.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>&#8216;Dog City Garden&#8217;</strong>, <strong>Milano, Parco Solari.</strong></h3>



<p>L’apertura dell’area in zona Solari sembra averlo confermato.</p>



<p>Lì il servizio ha trovato una comunità di quartiere estremamente ricettiva, con proprietari che raggiungono l’area a piedi nel giro di pochi minuti. Un utilizzo quasi di prossimità, diverso da quello di Viale Espinasse, più accessibile anche a chi arriva in auto da altre zone della città.</p>



<p>Cambiano i quartieri, cambiano le abitudini, ma il bisogno sembra restare sorprendentemente simile. Ed è, probabilmente, questo il punto in cui anche i più scettici dovrebbero fermarsi a osservare meglio il fenomeno.</p>



<p>Perché sì, a una prima occhiata ‘Dog City Garden’ può sembrare una startup costruita attorno a un servizio “premium”. Ma parlando con Veronica e osservando il tipo di utilizzo reale delle aree emerge qualcosa di più interessante: il tentativo di creare contesti prevedibili dentro una cinofilia urbana sempre più caotica.</p>



<p>Non a caso anche il rapporto con gli educatori cinofili, col tempo, ha iniziato a svilupparsi.</p>



<p>La diffidenza iniziale, in alcuni casi, c’è stata. Ed è comprensibile.<br>Quando un progetto entra nel mondo pet con un linguaggio da startup, il rischio di sembrare più commerciale che utile è sempre dietro l’angolo.</p>



<p>‘Dog City Garden’ non vuole sostituirsi agli educatori, ma offrire uno strumento in più. Uno spazio senza interferenze, senza cani sconosciuti che entrano all’improvviso, senza stimoli ingestibili. Un contesto in cui alcuni percorsi educativi possono diventare più fluidi e meno stressanti, sia per il cane che per il proprietario.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>“Vieni a provarlo con un tuo cliente. Poi ne parliamo.”</strong></h3>



<p>Più che una strategia di comunicazione, è un vero invito.</p>



<p>E funziona proprio perché ‘Dog City Garden’, almeno per ora, mantiene ancora addosso quella sensazione da progetto in costruzione.<br>Non perfetto e non completamente “concluso”.</p>



<p>È proprio questo uno dei suoi punti di forza: mantenere aperta una linea di comunicazione continua con chi quelle aree le utilizza davvero, per capire cosa funziona, cosa manca e cosa può essere migliorato.</p>



<p>La piattaforma è ancora in evoluzione. Alcuni meccanismi vengono modificati strada facendo. Si sperimenta, si corregge, si ascoltano i clienti.</p>



<p>Ed è forse uno degli aspetti più interessanti dell’intera storia: l’idea che il progetto stia crescendo insieme alle esigenze reali delle persone che lo utilizzano.</p>



<p>La visione futura, però, è decisamente più ampia:<br>Più aree in diverse città, una rete di spazi accessibili anche in vacanza, al mare o in montagna.</p>



<p>Ma soprattutto un’evoluzione del concetto stesso di area cani: non più soltanto luogo di sgambamento, ma spazio dedicato anche al benessere emotivo e psicologico di cani e proprietari. Che detta così potrebbe sembrare l’ennesimo slogan contemporaneo buono per una campagna pubblicitaria minimalista…</p>



<p>Poi però penso al ragazzo che fa yoga sull’erba mentre il suo cane dorme accanto a lui, scena che Veronica mi ha raccontato durante la nostra chiacchierata, e forse, per una volta, la realtà è davvero più interessante del marketing.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>A volte, è bello non avere ragione…</strong></h3>



<p>Sono contenta di essermi sbagliata e di aver potuto conoscere Veronica e il loro progetto.</p>



<p>Mentre scrivevo questo articolo mi sono tornate in mente tante situazioni vissute con i miei cani, ma anche con quelli dei miei clienti. Sia con cani complicati che con cani buoni come il pane.</p>



<p>Perché continuerò a ripeterlo fino allo sfinimento: molto spesso il problema non è il cane.</p>



<p>Un milione di volte uscivo sperando di trovare l’area cani vuota per poter stare tranquilla con i miei cani. Anche solo per farli sgambare o fare qualche esercizio senza tensioni inutili.</p>



<p>E mi ricordo anche quando, per motivi di lavoro, gestivo uno spazio dedicato: era bella quella sensazione di chiudersi il cancelletto alle spalle e potersi concentrare davvero sul proprio cane o sul proprio cliente.</p>



<p>Detto questo, le aree cani pubbliche devono esistere! E dobbiamo anche sentirci fortunati ad averne così tante a Milano: in molte città non ci sono, oppure sono pessime.</p>



<p>Ma penso anche che molte persone debbano imparare a utilizzarle meglio. O perlomeno ricordarsi che, quando si scende con il cane, oltre ai sacchettini e alla borraccia, bisognerebbe portarsi dietro anche un po’ di educazione e buon senso.</p>



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<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’obiettivo di &#8216;Dog City Garden&#8217;.</strong></h3>



<p>Poter vivere le aree pubbliche nei momenti di socializzazione e utilizzare quelle private quando si vuole dare un valore aggiunto all’uscita con il proprio cane.</p>



<p>Perché il senso del progetto, alla fine, sta proprio qui: dare ai proprietari che vivono in città la possibilità di fare qualcosa di diverso insieme al proprio compagno a quattro zampe.</p>



<p>&#8220;<em>Grazie Veronica,&nbsp; per il tempo che mi hai dedicato e per avermi dato l’occasione di conoscere il progetto più da vicino.</em>&#8220;</p>



<p>Per seguire<strong> &#8216;Dog City Garden&#8217;</strong> nella sua quotidianità:<br>Instagram &#8211; <strong><a href="https://www.instagram.com/dogcitygarden/">@Dogcitygarden</a></strong></p>



<p>Per informazioni, contatti e regolamento:<br>Sito ufficiale <strong><a href="https://www.dogcitygarden.it">www.dogcitygarden.it</a></strong></p>



<p>Nel mondo del pet si parla tantissimo, a volte troppo e spesso a caso.<br>Questa rubrica prova a fare una cosa semplice: ascoltare chi lavora davvero sul campo, tra cani, persone, errori, idee buone e qualche inevitabile caos urbano.</p>



<p>Se vuoi seguire le prossime interviste, <strong><a href="https://www.instagram.com/ilcaneincitta/">mi trovi sui Social !!!</a></strong></p>



<p>E se sei un professionista del settore e hai un progetto… beh, probabilmente potremmo avere qualcosa di cui parlare: <strong><a href="https://ilcaneincitta.it/contatti/">Scrivimi</a></strong>!</p>



<p></p>



<p>Foto concesse da &#8216;Dog City Garden&#8217;.</p>



<p></p>
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		<title>Se vuoi un cane prenditi un cane!</title>
		<link>https://ilcaneincitta.it/2026/06/01/se-vuoi-un-cane-prenditi-un-cane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Piccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 18:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il cane in città]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziare con il piede giusto]]></category>
		<category><![CDATA[miti e leggende cinofili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“C@ZXO però, Se vuoi un cane prenditi un cane!&#160; Se volevi un gatto dovevi prenderti un gatto. Questo è un&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>“C@ZXO però, Se vuoi un cane prenditi un cane!&nbsp;</p>



<p>Se volevi un gatto dovevi prenderti un gatto. Questo è un cane e come tale va trattato!”</p>



<p>Avrei voluto rispondere così…</p>



<p>Invece sono stata professionale, mi sono morsa la lingua, ho dato del lei alla signora e ho cercato una soluzione. Dopotutto è il mio lavoro.</p>



<p>Però quella frase mi è rimasta in testa per giorni, perché racchiude uno dei problemi che incontro più spesso quando lavoro con le persone e i loro cani.</p>



<p>Alla fine, in situazioni come queste, di chi è la colpa?</p>



<p>Nostra!</p>



<p>Perché molto spesso, quando si decide di prendere un cane, si pensa a tutto tranne che al cane.</p>



<p>Si pensa alla compagnia che farà, alle passeggiate insieme, a quanto sarà bello averlo accanto. Si immagina l&#8217;emozione del primo giorno, alle fotografie da cucciolo, al nome da scegliere e perfino al posto in cui dormirà.</p>



<p>Molto più raramente ci si ferma a riflettere su chi sia davvero il soggetto che stiamo per portare a casa.</p>



<p>Perché un cane non è un contenitore vuoto da riempire con le nostre aspettative. È un individuo con caratteristiche precise, con predisposizioni, limiti, bisogni ed eventuali difficoltà che continueranno a esistere anche dopo l&#8217;entusiasmo iniziale.</p>



<p>E spesso è proprio da qui che iniziano i problemi.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le anime nobili</strong></h3>



<p>Tra i futuri proprietari esiste una categoria che incontro con una certa frequenza e che, paradossalmente, è animata dalle migliori intenzioni.</p>



<p>Sono le anime nobili… Quelle che si avvicinano a un canile o a un rifugio con l&#8217;idea di salvare qualcuno. Non cercano il cane più semplice, il più compatibile o il più adatto alla loro vita. Cercano il più bisognoso.</p>



<p>L&#8217;intenzione, sia chiaro, è meravigliosa.</p>



<p>Il problema è che il desiderio di aiutare qualcuno non coincide necessariamente con la capacità di gestirlo. Così capita che operatori, volontari o educatori provino a suggerire un cane diverso. Un soggetto più equilibrato, più adatto ad una prima esperienza, più compatibile con il tempo e le competenze a disposizione.</p>



<p>Ma spesso quel consiglio viene interpretato come un ostacolo anziché come una tutela.</p>



<p>E allora si cerca un altro rifugio, un&#8217;altra associazione o un&#8217;altra occasione in cui nessuno faccia troppe domande. Il risultato poi, è che persone prive di esperienza si ritrovano improvvisamente a convivere con cani che portano sulle spalle anni di difficoltà, paure, insicurezze o problematiche comportamentali importanti.</p>



<p>Non c&#8217;è nulla di sbagliato in quei cani, la questione è che richiedono strumenti che non tutti possiedono. E quando le aspettative si scontrano con la realtà quotidiana iniziano: frustrazione, sensi di colpa e la sensazione di aver fallito.</p>



<p>Non perché il cane sia &#8220;sbagliato&#8221;, ma perché si è scelto un cane che, in quel preciso momento della propria vita, non si era ancora pronti ad accogliere.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le anime furbe</strong></h3>



<p>All&#8217;estremo opposto troviamo invece quelli che potremmo definire i proprietari preparatissimi, o almeno apparentemente.</p>



<p>Sono quelli che studiano per mesi, leggono libri, seguono allevatori sui social, frequentano forum specializzati, scrivono email e percorrono centinaia di chilometri per visitare allevamenti. Sembrano l&#8217;esempio perfetto del proprietario responsabile.</p>



<p>Poi però arriva il momento della scelta, ed è lì che qualcosa cambia…</p>



<p>Perché il cane deve essere anche particolare, raro, deve avere quel colore che si vede poco, deve attirare l’attenzione. Insomma, se vuoi un cane prenditi un cane&#8230; ma possibilmente quello che nessun altro ha.</p>



<p>Eppure una domanda dovremmo imparare a farcela più spesso.</p>



<p>Per quale motivo quella razza non la si vede in area cani? Vedi un po&#8217; tu&#8230;</p>



<p>La risposta non è sempre negativa, però dovrebbe essere uno spunto di riflessione. Il mondo cinofilo sta vivendo da anni una rincorsa all&#8217;originalità che spesso mette in secondo piano aspetti decisamente più importanti come il carattere, la salute, la compatibilità con la vita quotidiana in città.</p>



<p>Facendo certe scelte, si continuano ad alimentare mode assurde e cani selezionati più per estetica che per equilibrio.</p>



<p>Così si finisce per scegliere il cane che piace di più invece del cane che si adatta meglio.</p>



<p>E quando il fascino della novità svanisce, rimane ciò che quel cane è sempre stato: un essere vivente con esigenze reali, indipendenti dalle aspettative che avevate costruito su di lui.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le anime più ingenue</strong></h3>



<p>Esiste poi una categoria di proprietari che raramente agisce per superficialità o cattiveria. Al contrario, spesso è animata dalle intenzioni migliori.</p>



<p>Sono quelli che desiderano un cane da tempo, che sentono di avere finalmente lo spazio, il tempo o la disponibilità emotiva per accoglierne uno, con grande slancio ed entusiasmo.</p>



<p>Entrano in un negozio per animali e si trovano davanti un cucciolo. Lo osservano. Lui li osserva. Nel giro di pochi minuti iniziano già a immaginarselo sul divano di casa, durante le passeggiate o accanto ai figli.</p>



<p>Tutto appare semplice.</p>



<p>Quello che spesso non appare, invece, è ciò che si trova dietro quella vetrina.</p>



<p>Per anni il commercio di cuccioli ha alimentato un sistema fatto di importazioni discutibili, allevamenti intensivi, trasporti lunghissimi e condizioni che poco hanno a che vedere con il benessere animale. Non tutti i negozi lavorano allo stesso modo e non tutte le situazioni sono identiche, ma il problema esiste ed è molto più grande del singolo cucciolo che vediamo davanti a noi.</p>



<p>È comprensibile pensare di star facendo una buona azione portandolo a casa. In fondo, chiunque abbia un minimo di sensibilità prova tenerezza davanti a un animale rinchiuso in una vetrina. Il paradosso, però, è che spesso quel gesto nasce dal desiderio di salvare un individuo senza interrogarsi sul sistema che lo ha prodotto.</p>



<p>E forse è proprio qui che dovrebbe iniziare la riflessione.</p>



<p>Perché scegliere un cane richiede tempo. Richiede domande. Richiede la disponibilità ad approfondire aspetti che all&#8217;inizio sembrano noiosi (come l’educazione), ma che avranno un impatto enorme sulla vita futura del cane e della famiglia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Se vuoi un cane, prenditi un cane&#8230;</h3>



<p>Ma concediti anche il tempo necessario per capire da dove arriva e quale storia si porta dietro. Chiediti di cosa potrebbe aver bisogno e se sei davvero in grado di offrirglielo: cure veterinarie, attenzioni particolari, tempo, pazienza o magari l&#8217;aiuto di altri professionisti come educatori cinofili, dog sitter, pensioni o fisioterapisti.</p>



<p>Può capitare, infatti, che il solo amore e il desiderio di avere un cane nella propria vita non siano sufficienti. Bisogna essere pronti ad affrontare le difficoltà che possono presentarsi lungo il percorso, alcune dettate dalla natura stessa dell&#8217;animale, altre conseguenza di scelte impulsive o poco consapevoli.</p>



<p>Perché scegliere un cane significa assumersi la responsabilità della sua vita, non soltanto godersi la parte più bella della convivenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le anime più inquiete</strong></h3>



<p>Poi ci sono quelle che, a prima vista, sembrano le più indecise.</p>



<p>Ascoltano consigli.</p>



<p>Fanno domande.</p>



<p>Valutano senza troppo rumore possibilità diverse.</p>



<p>A volte aspettano mesi e, in alcuni casi, perfino anni prima di portare a casa un cane.</p>



<p>Chi le osserva da fuori spesso pensa che stiano complicando inutilmente una decisione che dovrebbe essere semplice. In realtà stanno facendo qualcosa che nel mondo cinofilo è molto più raro di quanto si creda: stanno provando a scegliere il cane giusto invece di cercare semplicemente un cane.</p>



<p>Non sempre è facile.</p>



<p>Significa rinunciare a qualche colpo di fulmine. Accettare che la razza che ti affascina potrebbe non essere quella più adatta alla tua quotidianità. Significa ascoltare risposte che non coincidono con quelle che speravi di ricevere.</p>



<p>Ma significa anche iniziare la relazione con aspettative più realistiche.</p>



<p>Perché un cane non è un vuoto da riempire, né un&#8217;estensione della nostra personalità. Non è un progetto educativo, un simbolo di status o un accessorio che racconta qualcosa di noi.</p>



<p>È un individuo che porterà nella nostra vita bisogni, limiti, attitudini e caratteristiche che continueranno a esistere indipendentemente dai desideri che abbiamo proiettato su di lui.</p>



<p>Forse non è il percorso più rapido, quello scelto da queste anime, ma spesso è quello che permette alle persone e ai cani di incontrarsi davvero.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Se vuoi un cane, prenditi un cane!</strong></h3>



<p>E arriviamo al punto… Non prendere quel tipo di cane perché qualcuno ti ha detto che è &#8220;la razza più simile a un gatto”. Perché se vuoi un gatto, prenditi un gatto. Se vuoi un cane, prenditi un cane.</p>



<p>Con tutto quello che comporta.</p>



<p>Le passeggiate quando piove, i peli sul divano, le uscite quotidiane per espletare i suoi bisogni, le sue esigenze fisiche e sociali. Gli imprevisti. Le responsabilità e le soddisfazioni che “nonostante” tutto ci sono, e anche tante se dai l’opportunità al tuo cane di fare il cane.&nbsp;</p>



<p>Perché ultimamente sembra che molte persone desiderino un cane che però non sporchi, non abbia troppe esigenze. Che non richieda più tempo del dovuto e che non modifichi abitudini e routine.</p>



<p>Che sia disponibile per le coccole quando serve ma poco invadente quando non serve.</p>



<p>E allora permettimi di farti una proposta:</p>



<p>Se stai cercando tutto questo, ti consiglio il nuovissimo <strong>Seemhound®: “</strong>il cane segugio delle apparenze”.</p>



<p>Disponibile in diverse taglie e materiali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Legno.</li>



<li>Porcellana.</li>



<li>Peluche.</li>



<li>Plastica.</li>



<li>Versione da tavolo o da salotto.</li>



<li>Con o senza batterie.</li>
</ul>



<p>I modelli più avanzati permettono persino di personalizzare i suoni: può abbaiare, miagolare, nitrire o pigolare a seconda dell&#8217;umore e delle necessità.</p>



<p>Non sporca, non si ammala. Per casa nemmeno un pelo. Non richiede passeggiate, quindi nessuna problematica con il guinzaglio. In poche parole: non ha bisogni&#8230; Esattamente come molti vorrebbero che fosse un cane.</p>



<p>Peccato che i cani veri siano decisamente più complicati e, forse, anche per questo infinitamente più interessanti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa abbiamo fatto io e la Signora?</strong></h3>



<p>Alla fine io mi sono seduta per terra e ho iniziato ad accarezzare quel cucciolone che, nel giro di pochi mesi, sarebbe diventato un Flat Coated Retriever di almeno trenta chili.</p>



<p>La signora, invece, si è accomodata in poltrona con il suo blocco per gli appunti.</p>



<p>E abbiamo iniziato a parlare, non di gatti, non di razze che &#8220;si comportano come gatti”. Abbiamo parlato di quel cane e di ciò di cui aveva bisogno, di quanto tempo sarebbe rimasto da solo. Di come organizzare le uscite e di quali attività potessero renderlo più sereno e appagato.</p>



<p>Perché alla fine il problema non era che quel Flat non assomigliasse abbastanza a un gatto, il problema era che nessuno aveva spiegato alla signora cosa significasse davvero vivere con un cane.</p>



<p>Così abbiamo costruito una routine sostenibile per entrambi. Dove lei non poteva arrivare da sola abbiamo cercato un dogsitter. Dove mancavano competenze abbiamo inserito qualche lezione per migliorare la comunicazione e la gestione quotidiana.</p>



<p>Dopo un periodo di assestamento, come spesso accade quando le aspettative lasciano spazio alla realtà, le cose hanno iniziato a funzionare. La signora ha imparato a comprendere meglio il proprio cane, ed il Flat ha trovato punti di riferimento chiari. Insieme hanno costruito una convivenza serena, fatta di compromessi, attenzioni e reciproca fiducia.</p>



<p>Perché, in fondo, è questo che succede quando scegliamo un cane per quello che è e non per quello che vorremmo che fosse: il cane smette di essere un problema da risolvere e torna a essere ciò che è sempre stato… un compagno straordinario.</p>



<p>Con esigenze reali, certo, ma anche con quella straordinaria capacità di adattarsi alla nostra vita, purché anche noi siamo disposti a fare lo stesso.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per questo, se vuoi un cane, prenditi un cane.</strong>..</h3>



<p>Non un gatto travestito da cane.</p>



<p>Non una fantasia a quattro zampe costruita sulle tue aspettative.</p>



<p>Un cane. Forse scoprirai che non aveva bisogno di assomigliare a nessun altro animale per meritare un posto nella tua vita.</p>



<p>La convivenza con un cane è già abbastanza complicata senza aggiungerci anche le leggende metropolitane. Per seguire i prossimi articoli della Rubrica:<strong> <a href="https://www.instagram.com/ilcaneincitta/"><em>Miti e Leggende Cinofile</em> mi trovi sui social</a></strong>. Per approfondire la gestione del cane in città, puoi dare un&#8217;occhiata al mio libro: <strong><a href="https://ilcaneincitta.it/servizi-istruttore-cinofilo/il-mio-libro/">&#8220;Il cane in città&#8221;, Ed Tea.</a></strong></p>



<p></p>



<p>Immagine creata con <a href="https://www.canva.com">Canva</a>.</p>
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		<title>Quanto costa educare il cane?</title>
		<link>https://ilcaneincitta.it/2026/05/25/quanto-costa-educare-il-cane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Piccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 15:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione Cinofila]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica "Lettera all'Educatrice"]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con un cane in città]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://caneincitta.temp-site.it/?p=139</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quanto ti costa educare il cane … In termini economici? Di tempo? Di fiducia?Oppure di aspettative e risultati? La lettera&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quanto ti costa educare il cane … In termini economici? Di tempo? Di fiducia?<br>Oppure di aspettative e risultati?</p>



<p>La lettera che mi ha mandato “Untitled 125” iniziava più o meno così:</p>



<p>“Devo farmi aiutare perché non riesco a gestire la situazione, ma sinceramente non credo nella disciplina di educare un cane.”</p>



<p>Dall’altra parte c’è un cane che tira al guinzaglio, abbaia troppo, distrugge casa quando resta solo.<br>Un cane in città, uno dei tanti. Forse “Untitled 125”, più che non credere nell’educazione cinofila, non si fida davvero di chi questo lavoro lo fa.</p>



<p>E sai una cosa? Lo capisco.</p>



<p>Perché oggi basta un profilo Instagram con un paio di reel motivazionali, un cane che fa il “seduto” in slow motion e qualche frase che parla di “comunicazione empatica”, e improvvisamente tutti sembrano diventati esperti di cani.</p>



<p>Internet è pieno di educatori “per passione”, guru che conoscono la parola magica per risolvere ogni problema e persone convinte che basti amare gli animali per poter insegnare qualcosa agli altri.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quindi sì, capisco la diffidenza.</strong></h3>



<p>Il problema è che tutta questa confusione ha creato un cortocircuito abbastanza triste: le persone cercano aiuto, ma contemporaneamente guardano i professionisti con sospetto. E spesso senza avere davvero i parametri giusti per valutarli.</p>



<p>Prezzi troppo alti?<br>“Mi vuoi fregare.”</p>



<p>Hai aiutato il cane del vicino chiedendo poco?<br>“Perfetto, vieni anche da me perché lo fai per passione.”</p>



<p>Hai pochi followers?<br>“Non ti conosce nessuno.”</p>



<p>Eppure non dovrebbe funzionare così.</p>



<p>Ormai, dopo anni di lavoro, certe telefonate sono diventate quasi una mia rubrica tragicomica personale.</p>



<p><em>“Buongiorno, è lei che ammaestra i cani?”</em></p>



<p>Oppure:</p>



<p><em>“Quanto costa educare il cane a non tirare?”</em></p>



<p>Detta così sembra quasi che io debba cambiare una lampadina al cane: tre viti, un click e via.</p>



<p>Ed invece no. Educare un cane non funziona a pezzi.<br>Non esiste: “guinzaglio 30€”, “abbaio 20€”, “consulenza gratuita e poi pacchetto scontato”.</p>



<p>Ogni cane vive dentro una casa, dentro un quartiere, dentro una relazione.<br>Ha una routine, delle abitudini, delle difficoltà e accanto ha persone con tempi, energie e aspettative diverse. Per questo spesso il lavoro più difficile non è insegnare qualcosa al cane, è aiutare gli esseri umani a guardarlo in modo diverso.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quanto costa educare il cane?</strong></h3>



<p>Rimango sempre un po’ perplessa quando la prima e unica domanda è questa, non perché il prezzo non sia importante, lo è eccome, ma perché il costo, da solo, non racconta nulla.</p>



<p>Non racconta gli anni di studio, il tempo passato a formarsi e le esperienze fatte sul campo. Non descrive la capacità di leggere situazioni più varie tra loro, persone diverse con cani completamente differenti tra loro.</p>



<p>E soprattutto, non racconta il modo in cui qualcuno lavorerà con te. Perché un professionista serio non dovrebbe venderti il cane perfetto. Dovrebbe aiutarti a capire il cane che hai davanti e a costruire con lui un rapporto più equilibrato.</p>



<p>E questa differenza cambia tutto.</p>



<p>Spesso la percepisci già dalla prima telefonata, anzi, a volte bastano davvero cinque minuti. Un educatore serio non parte vendendoti pacchetti miracolosi o soluzioni magiche, non ti promette un “cane nuovo” entro tre lezioni.</p>



<p>Ti propone un incontro conoscitivo, e durante quell’incontro ti fa domande:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Ti chiede come vive il cane.</li>



<li>Che passeggiate fate.</li>



<li>Quanto tempo resta solo.</li>



<li>Come dorme.</li>



<li>Come mangia.</li>



<li>Cosa succede davvero nella vostra quotidianità.</li>
</ul>



<p>E poi ti chiede anche altro:<br>cosa vi aspettate, cosa vi sta mettendo in difficoltà, quali obiettivi vorreste raggiungere insieme.</p>



<p>Senza contesto, i problemi raccontano poco.</p>



<p>Oggi però siamo abituati a cercare soluzioni rapide, risposte pronte, tutorial con il trucco definitivo.<br>Come se il cane fosse un elettrodomestico che ha smesso di funzionare correttamente.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>“Mi serve qualcuno che lo faccia smettere di…”</strong></h3>



<p>Questa frase non viene quasi mai detta apertamente, ma spesso è lì, nascosta sotto moltissime richieste di aiuto.</p>



<p>Forse è anche per questo che tante persone restano deluse, perché cercano qualcuno che elimini un comportamento, non qualcuno che li aiuti a costruire una relazione.</p>



<p>Poi certo, esistono anche professionisti pessimi.<br>Persone improvvisate.<br>Personaggi pieni di marketing e vuoti di contenuto.<br>Quelli che online mostrano solo cani perfetti, video motivazionali e frasi che sembrano uscite da un biscotto della fortuna.</p>



<p>Per questo non ti dirò mai: “Fidati degli educatori cinofili.”… Non riesco a farlo neppure io.</p>



<p>Ti dirò invece: impara a riconoscere chi hai davanti.</p>



<p>Fatti consigliare da qualcuno, ma poi parla con più professionisti e confrontali.</p>



<p>Fai domande, ma non basarti solo sul prezzo.<br>Chiedi come lavorano, ma ascolta soprattutto il modo in cui comunicano.</p>



<p>Un bravo educatore non dovrebbe metterti a disagio, non dovrebbe riempirti di termini tecnici solo per sembrare più competente. Dovrebbe riuscire a spiegarti cose complesse in modo semplice.</p>



<p>Perché sta lavorando per aiutarti a creare una relazione con il tuo cane, non per aggiustare un oggetto guasto.</p>



<p>E soprattutto, un professionista serio dovrebbe avere il coraggio di dirti una cosa poco vendibile sui social: non esistono magie. Ma esistono tempo, costanza, errori, progressi e quotidianità.</p>



<p>Esistono cani reali: quelli che a volte abbaiano, tirano, rompono cose, si agitano e fanno fatica.</p>



<p>Ed esistono persone reali: stanche, frustrate, confuse che chiedono aiuto.</p>



<p>Forse la cinofilia avrebbe bisogno di meno guru e più conversazioni sincere.</p>



<p>Meno:<br>“Ti cambio il cane in tre lezioni.”</p>



<p>Più:<br>“Cerchiamo di capire cosa sta succedendo.”</p>



<p>Perché il punto non è avere un cane perfetto. Il punto è riuscire a vivere meglio insieme.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per rispondere a “Untitled 125”…</strong></h3>



<p>Sì, io ho un costo.</p>



<p>Per alcuni è troppo alto e la conversazione finisce subito dopo il primo contatto.<br>Per altri è più che onesto per il tempo che dedico, per l’impegno che ci metto e per il tipo di lavoro che offro.</p>



<p>La verità?<br>Probabilmente, viste le mie qualifiche e gli anni di esperienza, potrei anche chiedere di più.</p>



<p>Ma questa non è la parte importante.</p>



<p>La parte importante è che, leggendo la tua email,”Untitled 125” ho capito una cosa:<br>mi hai raccontato le difficoltà che stai vivendo con il tuo cane, ma mi manca ancora il contesto.</p>



<p>E senza contesto io non posso aiutarti davvero.</p>



<p>Per questo, prima di iniziare qualsiasi percorso, ti propongo un incontro per conoscerci, per capire, per avere un quadro completo della situazione.<br>E solo dopo consigliarti il percorso più adatto a voi.</p>



<p>Avrei potuto rispondere semplicemente via email con una soluzione veloce?</p>



<p>La risposta è molto semplice: NO, perché non sarebbe stato professionale.</p>



<p>E no, non lo faccio solo per ricevere un compenso per il mio lavoro. È prima di tutto una questione di professionalità. Ed avendo a che fare con un professionista penso sia necessario dare un valore:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Al mio tempo.</li>



<li>Alle mie competenze.</li>



<li>Agli anni passati a studiare, lavorare, osservare cani e persone dentro contesti completamente diversi.</li>
</ul>



<p>Ma davvero questa cosa è così strana?</p>



<p>Perché chi offre tutto gratuitamente viene percepito automaticamente come più bravo?<br>Più professionale?<br>O addirittura come qualcuno che ama di più gli animali?</p>



<p>Sono domande retoriche, non mi interessa ricevere una risposta.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Mi interessa che tu rifletta su &#8220;quanto costa educare il cane&#8221;.</strong></h3>



<p>Perché scegliere un educatore cinofilo non dovrebbe significare trovare “quello con la miglior offerta” o “quello che ti promette di sistemare il cane più in fretta”. Dovrebbe significare trovare qualcuno capace di aiutarti a leggere meglio la relazione che stai vivendo.</p>



<p>Qualcuno che non venda miracoli, ma strumenti.<br>Qualcuno che non ti faccia sentire giudicato e che abbia il coraggio di dirti anche cose scomode, quando servono.</p>



<p>“Untitled 125” ha ricevuto una risposta educata, professionale e tutte le informazioni utili per capire come lavoro e senza saperlo, mi ha regalato anche lo spunto per questo articolo.</p>



<p>Perché queste conversazioni, nel nostro settore, sono molto più comuni di quanto si pensi.</p>



<p>Forse la vera domanda non è:<br>“Quanto costa educare il cane?”</p>



<p>Forse la vera domanda è:<br>“Di chi devo fidarmi quando chiedo aiuto?”</p>



<p>Se vuoi conoscere il mio modo di lavorare e i miei servizi educativi clicca <strong><a href="https://ilcaneincitta.it/servizi-istruttore-cinofilo/">[qui]</a></strong>&nbsp; per leggere altri articoli della rubrica <em>Lettera all’Educatrice</em>, seguimi su <strong><a href="https://www.instagram.com/ilcaneincitta/">Instagram</a></strong>.</p>



<p></p>



<p>immagine creata con <strong><a href="https://www.canva.com">Canva</a></strong>.</p>
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		<title>Estate con il cane&#8230;</title>
		<link>https://ilcaneincitta.it/2026/05/18/estate-con-il-cane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Piccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 14:07:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziare con il piede giusto]]></category>
		<category><![CDATA[salva il tuo cane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaneincitta.it/?p=6732</guid>

					<description><![CDATA[<p>Arrivano i primi caldi, cambia l’aria e improvvisamente tutti vogliono vivere appieno l&#8217;estate con il proprio cane. Compaiono i programmi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaneincitta.it/2026/05/18/estate-con-il-cane/">Estate con il cane&#8230;</a> proviene da <a href="https://ilcaneincitta.it">Il cane in città</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Arrivano i primi caldi, cambia l’aria e improvvisamente tutti vogliono vivere appieno l&#8217;estate con il proprio cane. Compaiono i programmi dell’ultimo minuto, gli aperitivi al tramonto, le escursioni, le gite fuori porta, il SUP, il mare al mattino presto e le foto perfette delle vacanze pet friendly. Tutto molto bello. Peccato che, spesso, il cane fino a due settimane prima conoscesse solo il tragitto casa-parchetto e l’unica acqua vista da vicino fosse quella del bidet mentre scorre.</p>



<p>Così, verso fine maggio, iniziano le ricerche frenetiche di spiagge dog-friendly, campeggi pet-friendly, hotel family welcome, appartamenti vista mare che accettano animali. Una corsa all’organizzazione della vacanza perfetta, in cui però raramente ci si ferma a chiedersi se il cane sia davvero pronto ad affrontarla.</p>



<p>Per molti cani l’anno è trascorso dentro una routine piuttosto prevedibile: passeggiate veloci incastrate tra gli impegni, poche esperienze nuove, poca autonomia e pochi contesti realmente stimolanti. Alcuni non hanno mai imparato a rilassarsi in un locale affollato, altri non sanno aspettare, non sono abituati a viaggiare o faticano ancora a gestire la presenza di altri cani. C’è chi non ha mai indossato una museruola, chi non riesce a restare solo in un ambiente sconosciuto e chi, semplicemente, non ha mai sperimentato nulla di diverso dalla propria routine urbana.</p>



<p>Poi, all’improvviso, arriva l’estate e quel cane dovrebbe affrontare autostrade, hotel, spiagge piene di persone, caldo, bambini che corrono, rumori, mercatini, funivie, aperitivi interminabili e giornate intere fuori casa. E quando qualcosa va storto, la spiegazione più usata è quasi sempre la stessa: “non è socializzato”.</p>



<p>Ma non sempre è questo il problema.</p>



<p>A volte, più semplicemente, nessuno si è preparato… né voi né i vostri cani.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Primo step: gli antiparassitari.</strong></h3>



<p>Con l’arrivo della bella stagione torna puntuale anche il grande dibattito sugli antiparassitari. Una specie di rituale estivo collettivo dove, a un certo punto, compare sempre qualcuno che dice:<br>“Io non uso niente perché ho letto su internet…”,<br>“in televisione hanno detto…”,<br>“al cane della vicina è successo…”</p>



<p>Negli ultimi anni gli antiparassitari sono diventati terreno di battaglia tra allarmismi, terrorismo psicologico, influencer improvvisati e persone convinte che una zecca possa essere fermata con due gocce di lavanda e la forza del pensiero positivo.</p>



<p>La realtà è che d&#8217;estate il cane ha bisogno di determinate profilassi. Punto.</p>



<p>Pulci, zecche, zanzare e pappataci esistono davvero. E soprattutto esistono le malattie che possono trasmettere. Leishmaniosi e filariosi non sono invenzioni create per vendere collari fluorescenti nei negozi per animali, ma patologie serie che, in alcune zone e situazioni, rappresentano un rischio concreto.</p>



<p>Per questo il consiglio più sensato resta sempre lo stesso: parlarne con il proprio veterinario e costruire una prevenzione adatta al singolo cane. Perché non esiste una soluzione universale valida per tutti. Cambiano le esigenze del cane, la zona in cui vive o viaggia, l’età, lo stato di salute, la frequenza dei bagni, il tipo di vita che conduce e persino la convivenza con altri animali o bambini.</p>



<p>C’è chi si trova bene con il collare, chi preferisce le compresse e chi usa gli spot-on. La scelta del prodotto può cambiare, ma basare la prevenzione sulla paura alimentata online resta una delle idee peggiori con cui affrontare l’estate.</p>



<p>Perché a volte il problema non è “la chimica”.<br>Il problema è sottovalutare rischi che esistono davvero.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Secondo step: “Pet-friendly” e “animali ammessi” non sono la stessa cosa.</strong></h3>



<p>Altro grande classico dell’estate: le prenotazioni fatte all’ultimo secondo in strutture descritte come “pet-friendly”.</p>



<p>Sulla carta sembra tutto perfetto. Foto del cane sorridente sul prato, ciotolina elegante all’ingresso, zampette stampate ovunque. Poi arrivi lì e scopri che il cane, in realtà, non può entrare quasi da nessuna parte. Non può restare solo in stanza, il ristorante lo accetta ma con dei MA e la spiaggia “dog friendly” consente sì l’accesso… purché il cane resti immobile sotto l’ombrellone senza avvicinarsi all’acqua.</p>



<p>E lì arriva la grande rivelazione dell’estate: “pet-friendly” e “animali ammessi” non sono la stessa cosa.</p>



<p>Molto spesso, semplicemente, si prenota di fretta senza approfondire davvero cosa offra quella struttura e si scopre troppo tardi che il cane è tollerato, più che realmente accolto.</p>



<p>Una struttura davvero pet-friendly dovrebbe essere pensata anche per il benessere del cane, non solo per la presenza del cane. Dovrebbe avere spazi adeguati, personale preparato e una gestione che renda la permanenza più semplice e serena anche per chi viaggia con un animale.</p>



<p>Questo però non significa presentarsi in vacanza contando sul fatto che l’hotel risolva ogni necessità. Anche nei posti migliori resta importante portare con sé tutto ciò che aiuta il cane a sentirsi al sicuro e a mantenere una continuità con la propria routine: la sua cuccia, i suoi accessori, i suoi riferimenti.</p>



<p>Perché il punto non è soltanto trovare un posto dove il cane possa entrare.<br>Il punto è trovare un posto dove possa stare bene davvero.</p>



<p>Se vuoi approfondire meglio questo argomento, trovi un articolo dedicato: <strong><em><a href="https://ilcaneincitta.it/2023/08/14/cosa-significa-veramente-pet-friendly/">“Pet-Friendly” cosa significa veramente.</a></em></strong></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Terzo step: è bellissimo passare l&#8217;estate con il cane, ma…</strong></h3>



<p>Io adoro vedere persone che vogliono condividere esperienze con il proprio cane. Fa parte anche del mio lavoro: aiutare le persone a costruire con gli strumenti giusti un rapporto solido, essere così in grado di affrontare certe situazioni e capire quali esperienze siano davvero adatte alla coppia cane-proprietario.</p>



<p>Però vivere bene insieme non è qualcosa che nasce all’improvviso a giugno, tre giorni prima della partenza.</p>



<p>Si costruisce lentamente durante l’anno, abituando il cane a contesti diversi, insegnandogli a rilassarsi, facendogli fare esperienze graduali e imparando anche a leggere i suoi limiti.&nbsp;</p>



<p>Uno degli errori più grandi è pensare che tutti i cani debbano amare tutto: il mare, la spiaggia affollata, i locali pieni di gente, il caldo, le giornate infinite fuori casa.</p>



<p>Non sempre è così.</p>



<p>A volte il gesto più rispettoso non è trascinare il cane ovunque per forza, ma scegliere attività davvero adatte a lui. Oppure decidere che, in certi momenti, possa stare meglio altrove mentre tu ti godi la tua vacanza.</p>



<p>Io, ad esempio, sia per lavoro sia per alcuni viaggi, mi sono sempre affidata a ottime pensioni. Quando sapevo di non poter garantire a Etna una routine adeguata, oppure quando la destinazione sarebbe stata troppo calda, stressante o poco compatibile con il suo benessere, preferivo lasciarla a professionisti di fiducia. Poi tornare e dedicare del tempo a qualcosa che potesse piacere davvero ad entrambe.</p>



<p>Perché a volte il compromesso migliore è proprio questo: qualcosa per noi e qualcosa anche per loro.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Ultimo step: salva il tuo cane da un’estate improvvisata</strong></h3>



<p>Prima di partire, forse la domanda più importante non è “dove andiamo?”, ma:&nbsp;</p>



<p><strong><em>il mio cane è davvero pronto?</em></strong></p>



<p>Perché organizzare una vacanza col cane non significa soltanto trovare una struttura che lo accetti. Significa chiedersi come affronterà quel viaggio, quel contesto, quei cambiamenti improvvisi nella routine.</p>



<p>C’è il cane che soffre l’auto, quello che non riesce a rilassarsi in ambienti nuovi, quello che il mare lo ama e quello che dopo dieci minuti sotto il sole vorrebbe soltanto tornare a casa sul pavimento fresco della cucina. Ci sono cani che vivono bene le passeggiate infinite e altri che fanno fatica.</p>



<p>E poi ci siamo noi. Con la nostra organizzazione spesso un po’ romantica e un po’ improvvisata.</p>



<p>Perché oltre al costume e alle prenotazioni, bisognerebbe pensare anche al resto:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>avere documenti e profilassi in ordine,&nbsp;</li>



<li>sapere dove si trova il veterinario più vicino,</li>



<li>avere con sé l’attrezzatura giusta,&nbsp;</li>



<li>capire se quel posto è davvero adatto al proprio cane oppure semplicemente adatto all’idea di vacanza che abbiamo in testa noi.</li>
</ul>



<p>Perché una struttura può essere piena di scritte “pet-friendly”, avere la ciotola brandizzata all’ingresso e gli snack di benvenuto alla reception. Ma questo non significa automaticamente che quella sarà una vacanza davvero vivibile per il cane.</p>



<p>Una vacanza davvero pet-friendly è quella in cui le esigenze del cane vengono considerate sul serio. Dove può sentirsi al sicuro, riposare, bere, avere i suoi spazi e affrontare le giornate senza essere trascinato dentro esperienze troppo grandi per lui.</p>



<p>E forse il punto è proprio questo: smettere di chiederci se il cane può venire ovunque con noi e iniziare a chiederci se, in certi posti, ci può stare bene davvero.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione…</strong></h4>



<p>Perché il problema non è portare il cane ovunque. Il problema è dimenticarsi chi hai accanto: un animale con delle esigenze.</p>



<p>Meno “dog friendly” scritto sui cartelli, più cani davvero ascoltati.</p>



<p>Se hai dubbi, ansie o semplicemente vuoi capire come affrontare meglio l’estate col tuo cane, puoi <strong><a href="https://ilcaneincitta.it/contatti/">scrivermi</a></strong> oppure approfondire questi temi nel <strong><a href="https://ilcaneincitta.it/servizi-istruttore-cinofilo/il-mio-libro/">mio libro</a></strong> e negli altri articoli del blog. Meglio una domanda in più oggi che una vacanza stressante per entrambi domani.</p>



<p>Immagine creata con <strong><a href="https://www.canva.com">Canva.</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaneincitta.it/2026/05/18/estate-con-il-cane/">Estate con il cane&#8230;</a> proviene da <a href="https://ilcaneincitta.it">Il cane in città</a>.</p>
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		<title>&#8220;Pet-Friendly&#8221; cosa significa veramente.</title>
		<link>https://ilcaneincitta.it/2026/05/14/cosa-significa-veramente-pet-friendly/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Piccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 11:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[Il cane in città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fate attenzione prima di scegliere la vostra meta turistica insieme all’amico a quattro zampe, perché c’è una bella differenza tra&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Fate attenzione prima di scegliere la vostra meta turistica insieme all’amico a quattro zampe, perché c’è una bella differenza tra “Pet-Friendly” e “Animali Ammessi”! </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Pet-Friendly</strong></h3>



<p>Hai prenotato una settimana al mare in un albergo che dichiara di essere Pet-Friendly, quali servizi dovresti trovare? </p>



<p>Prima di tutto una struttura pet-friendly accoglie i cani di tutte le taglie con i documenti in regola. Ti permette di muoverti con lui dove vuoi, dal bar ai salottini, e potete cenare insieme al ristorante e godervi un aperitivo nelle zone comuni. In camera avrà a disposizione una ciotola per l’acqua, una per la pappa e una comoda cuccia (tutto ben sanificato). </p>



<p>L’albergo saprà segnalarti (se non fanno parte dello staff) dogsitter, educatori o strutture lì vicino dove portare il tuo cane a fare attività. Ovviamente deve avere un Veterinario di riferimento per le urgenze. </p>



<p>Se ben attrezzati potranno offrire servizi top come: uno spazio dedicato alla toelettatura, pet-shop, e pasti gourmet anche per l’amico a quattro zampe.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Animali ammessi</strong></h3>



<p>Cosa significa? Che puoi portare il tuo cane o gatto MA devi seguire le regole di “gestione-pet” dettate dall’albergo. </p>



<p>La struttura può decidere che tipo di animali ammettere in base alla taglia o razza, può limitare il transito degli animali nelle zone comuni. Può vietarti di lasciare il cane in stanza da solo per troppo tempo o in certe fasce orarie. Non troverai in camera supporti come ciotole o cuccia. Il conto avrà un sovrapprezzo per la pulizia e servizi extra. Dogsitter o aree sgambo, non sono contemplati nella struttura. </p>



<p>Vale la stessa storia per le spiagge, state attenti!!!</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>In spiaggia con il cane? Sì, ma</strong>&#8230;</h3>



<p><strong><em>&#8220;Animali ammessi in spiaggia&#8221;</em></strong> (negli stabilimenti balneari) significa che puoi portare il cane MA deve stare sotto l’ombrellone. E di solito questi sono collocati all’inizio della struttura, non vicino al bagnasciuga. Non puoi andare con il cane a fare il bagno o a passeggiare sulla riva. Informarti sul <strong>regolamento comunale</strong> e vedi in quali momenti della giornata è possibile. Non è mai completamente vietato, di solito si può utilizzare la spiaggia liberamente con il proprio cane alla mattina presto, e dopo le 18.30/19.</p>



<p>Invece le <strong><em>“Dog Beach”</em></strong> sono tutt’altra faccenda! Sono stabilimenti che comprendono al suo interno aree attrezzate con fontanelle, zone dedicate per fare i bisogni, spazi d&#8217;ombra per rilassarsi. Hai sempre a disposizione un ombrellone, uno o più sdraio, una brandina per il cane, ciotole e asciugamano. Addirittura in alcune ogni ombrellone si trova all&#8217;interno di un recinto. Il cane può fare il bagno in acqua quando vuole, con te o con i suoi amici a quattro zampe. Può muoversi liberamente sulla spiaggia, c&#8217;è una zona per la doccia prima di rientrare a casa. In alcuni casi il personale di servizio specializzato organizzerà attività di gioco o di educazione. </p>



<p>Dove sei andato o dove andrai questa estate con il tuo cane? Per te cosa dovrebbe avere una struttura pet friendly? <a href="https://ilcaneincitta.it/contatti/"><strong>Raccontami le tue esperienze …</strong>&nbsp;</a></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Per me, cosa dovrebbe avere una struttura Pet-Friendly?&nbsp;</strong></h2>



<p>Ovviamente ciotole e cuccia nelle stanze, e un kit di salviette per la pulizia. Non amo le ciotole nelle aree comuni perché la condivisione dell’acqua con più cani può portare il proliferare di alcune malattie. Capisco che faccia una buona impressione e può essere utile a chi non ha ancora capito l’importanza dell’utilizzo della borraccia. Vedrei più utile una fonte d’acqua, come un lavandino o una fontanella, all&#8217;entrata per poter riempire la propria ciotola. Se non è presente in albergo sarebbe bello avere nell’immediate vicinanze un toelettatore e un pet-shop. </p>



<p>Invece lo chef gourmet per gli ospiti a quattro zampe per me è un servizio &#8220;<em>too-much&#8221;</em>.</p>



<p>E&#8217; sempre rischioso cambiare alimentazione se non ci sono motivi di salute, se usi le crocchette continua anche in vacanza. Capisco che alcuni cani sono abituati al cibo cucinato quindi, una struttura che ti permetta di seguire la dieta casalinga, è molto utile. Un’area sgambo all’interno dell’albergo, ad uso esclusivo degli ospiti, dovrebbe essere obbligatoria. Per quanto riguarda i professionisti del settore (Veterinario, Dogsitter, Educatore Cinofilo), non penso sia necessario averli nello staff fisso, ma dovrebbero essere reperibili al bisogno. </p>



<p>Organizzare per gli ospiti eventi cinofili ed attività d’intrattenimento sarebbe il top!</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Qualcosa di personale&#8230;</strong></h5>



<p>Sinceramente per godermi una vacanza con il mio cane non ho bisogno di strutture Pet- Friendly, mi basta che siano ammessi. Sono sempre stata ben organizzata: ciotole e cuccia da viaggio in auto, la borraccia non manca mai. Ed i quadrupedi, che mi stavano accanto erano abituati a seguirmi ovunque. </p>



<p>Sta di fatto che se decidevo di trascorre con i miei cani una vacanza questa doveva essere a misura di bipede e di quadrupede. Quando non potevo portarli con me, sapevo che affidarli ad una struttura (per chi ce l&#8217;ha: il dogsitter) era la scelta migliore. Ne sono tutt&#8217;ora convinta anche ste non ho più cani accanto.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Consigli&#8230;</strong></h4>



<p>Che l’albergo sia Pet-Friendly o la spiaggia Dog-Beach il tuo cane dovrà comunque sapersi comportare. Dovrà saper stare con i suoi simili, non dico socializzare con tutti gli ospiti bipedi ma almeno tollerarne la presenza nelle zone comuni. Se necessario essere in grado di stare qualche momento in stanza senza fare disastri o farsi male. </p>



<p>Le strutture Pet-Friendly ti permettono di viaggiare leggero sia di bagagli che di pensieri. Oltre alla tua valigia e al cane dovrai portare con te veramente poche altre cose. Ma i due elementi fondamentali che devono accompagnarti in ogni viaggio sono: il libretto sanitario aggiornato e qualche pillola di buona educazione cinofila.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Immagine di copertina di <strong><a href="https://shockdom.com/autore/virginia-salucci/">Virginia Salucci</a></strong>.</p>
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		<title>Il negozio dietro l’angolo, Sara.</title>
		<link>https://ilcaneincitta.it/2026/05/12/negozio-dietro-langolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Piccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 17:44:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[professionisti]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con un cane in città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Entro nel negozio dietro l’angolo per comprare dei premietti gustosi per una mia cliente, prima di andare a fare una&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Entro nel negozio dietro l’angolo per comprare dei premietti gustosi per una mia cliente, prima di andare a fare una lezione.<br>Il negozio è quello di Sara, <em><strong>Sara for Pet</strong></em> : una toelettatura che profuma anche di chiacchiere, consigli e prodotti molto apprezzati dai cani del quartiere.<br>Qui trovo gli snack preferiti dal cagnolino della mia cliente, ma ormai ho capito che mettono d’accordo un po’ tutti. Così faccio scorta e ne approfitto per fermarmi a parlare con Sara.</p>



<p>Capito proprio mentre sta aspettando la proprietaria di un vivace Cocker che, grazie al suo carattere frizzante e a un taglio ben fatto, dimostra molti meno dei suoi 13 anni.</p>



<p>La cliente entra e, come spesso succede, parte subito con le domande:<br>com’è andata? si è comportato bene? com’era il pelo?</p>



<p>Sara risponde con calma, senza fretta.<br>Racconta che il cagnolino è stato bravo, che questa volta — non avendo nodi — non ha vissuto con disagio la regolazione del pelo e che, si è persino rilassato durante l’asciugatura.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Tra loro c’è qualcosa che va oltre la semplice consegna, c’è serenità.</h4>



<p>Il cane si fida di Sara.<br>Sara sa cosa gli serve, ma anche cosa non gli piace.<br>E la proprietaria sa di potersi affidare a lei, perché Sara arriva dove, nonostante tutto l’amore, lei da sola non riesce.</p>



<p>Quello che vedo mi colpisce e mi fa stare bene.</p>



<p>Non è una consegna fredda, c’è una relazione, c’è consapevolezza.</p>



<p>Sara mi guarda e sorride:<br>&lt;&lt; Ale, hai bisogno? &gt;&gt;</p>



<p>&lt;&lt; Sì… ora prendo questi premietti, ma torno domani per quattro chiacchiere mirate. &gt;&gt;</p>



<p>&lt;&lt; Quando fai così mi spaventi! &gt;&gt;</p>



<p>Scoppiamo a ridere e scappo via verso la mia lezione.</p>



<p>Il giorno dopo torno, armata di carta, penna e domande.<br>Perché realtà come quella di Sara, il negozio dietro l’angolo, in una città frenetica come Milano, meritano di essere raccontate e riconosciute.</p>



<p>Se ha fatto stare bene me, che dovevo comprare due biscotti, immagina come può far stare i cani, e le per le persone, di cui si prende davvero cura ogni giorno.</p>



<p>Quello che succede dentro una toelettatura spesso resta invisibile agli occhi dei proprietari.</p>



<p>Eppure è proprio lì che emergono segnali, difficoltà, progressi… che possono fare la differenza nella vita quotidiana con il cane.</p>



<p>Per questo ho fatto qualche domanda a Sara.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un ricordo.</strong></h3>



<p>Le chiedo se c’è un cane che non dimenticherà mai.</p>



<p>Mi racconta di un giovane cane da pastore, la cui caratteristica è proprio la montagna di pelo, soffice, di quelli che ti fanno venire voglia di affondare le mani nel mantello.<br>Un cane dolce, affettuoso che era già venuto in negozio diverse volte.</p>



<p>Peccato che quel pelo, questa volta,… fosse diventato un blocco unico.</p>



<p>“Ho dovuto tosarlo,” mi dice, “ed è stata una delle cose più difficili da accettare.”</p>



<p>Perché un cane da pastore come il Bobtail non si dovrebbe tosare, il manto si regola, si snoda, si lava ma quando il pelo arriva a quel livello, la decisione da prendere non è più una scelta estetica, è una necessità.</p>



<p>La tosatrice si sforza, si scalda, rischia di diventare pericolosa per lei che la usa e per il cane. In queste situazioni c’è solo una realtà: qualcuno non può non aver visto, ma non ha voluto vedere, non ha voluto prendersene cura.</p>



<p>La parte interessante?<br>Questa storia ha avuto un seguito diverso dal solito, un lieto fine, nessuna lamentela, nessun rancore.</p>



<p>Sara ovviamente gli ha ridato il cane pulito, in ordine e con una chioma più “leggera”, che non seguiva gli standard estetici di razza. Ha professionalmente spiegato il perché delle sue decisioni ed educatamente rimproverato il proprietario per la poca cura.</p>



<p>Lui ha capito e da quel momento, quel cane è diventato un appuntamento fisso ogni due settimane.</p>



<p>Ottimo lavoro di squadra!</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quello che non si dice</strong>.</h3>



<p>C’è una bugia bianca che, a quanto pare, aleggia in quasi tutte le toelettature, anche nel negozio dietro l&#8217;angolo di Sara:</p>



<p>“Sì, lo spazzolo quotidianamente.”</p>



<p>Sara ride, ma è una risata stanca.</p>



<p>La verità è un’altra, perché se fosse così, certi cani non arriverebbero in condizioni pietose.</p>



<p>Soprattutto quelli con il pelo riccio o a crescita continua.</p>



<p>Quando il pelo non viene gestito, succede una cosa molto concreta:<br>non si può più lavorare <em>sul pelo</em>.<br>Si deve lavorare <em>sotto</em>.</p>



<p>E questo significa una sola cosa: tagliare corto, a volte molto corto.</p>



<p>Non per scelta, ma per necessità e ogni volta, si riparte da zero.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La regola d’oro (che nessuno vuole sentirsi dire)</strong></h3>



<p>Le chiedo una regola che vorrebbe che tutti seguissero, una sola,&nbsp; non ci pensa nemmeno troppo:</p>



<p><strong>“Pettinare il cane. Sempre!”</strong></p>



<p>E aggiunge una cosa interessante, quasi contro-intuitiva: “Se non sai come gestirlo, portalo in toelettatura una volta al mese. A prescindere dal tipo di pelo.”</p>



<p>Non è marketing,<br>È prevenzione. Significa evitare di arrivare a quel punto in cui l’unica soluzione è la tosatura.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il cliente che ti mette alla prova</strong></h3>



<p>Poi arriva il tema che ogni professionista conosce bene: il cliente “incastro impossibile”.&nbsp;</p>



<p>Quello che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>si dimentica di prenotare</li>



<li>scrive ovunque per trovare “un buchino”</li>



<li>viene infilato tra un appuntamento e l’altro con acrobazie organizzative degne di un circo</li>
</ul>



<p>E poi … o all’ultimo non si presenta o arriva con un cane in condizioni assurde.</p>



<p>A quel punto il tempo non basta mai, il lavoro è lungo, complesso… importante.</p>



<p>E il risultato finale, inevitabilmente drastico, rischia di diventare &#8220;solo&#8221; un problema di immagine perché il proprietario voleva una spuntatina.</p>



<p>Chi guarda da fuori vede solo il “prima e dopo”, non tutto quello che c’è in mezzo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le &#8220;Soluzioni alternative&#8221; al negozio dietro l’angolo: funzionano davvero?</strong></h3>



<p>Tiro fuori il tema ‘Dogwash’ e Sara non ci gira intorno. Per lei è un “ripiego”, utile forse in caso di urgenze o se vuoi sciacquare il cane senza allagare casa.</p>



<p>Il problema non è la modalità del “lavaggio fai da te” ma dell’eventuale uso di prodotti generici, poco adatti, che possono creare problemi alla pelle.</p>



<p>Ricorda: lavare è una cosa, la toelettaura è un’altra.&nbsp;</p>



<p>Quest’ultima consiste in una serie di trattamenti che includono la pulizia del pelo, il taglio delle unghie e l&#8217;igiene delle orecchie.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260511-WA0029-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-6727" style="width:187px;height:auto" srcset="https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260511-WA0029-1-768x1024.jpg 768w, https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260511-WA0029-1-225x300.jpg 225w, https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260511-WA0029-1-1152x1536.jpg 1152w, https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260511-WA0029-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lei vede cose che voi non vedete…</strong></h3>



<p>Questa è la parte più interessante, perché mentre il proprietario vede “il suo cane”, Sara vede:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la condizione reale di pelle e pelo</li>



<li>segnali comportamentali</li>



<li>reazioni allo stress</li>



<li>abitudini (buone o pessime)</li>
</ul>



<p>E la frase che dice è netta: “Tanti proprietari, ahimè, non sono consapevoli delle esigenze del proprio cane.”, ma non è una critica, è un dato di fatto.</p>



<p>E forse è proprio qui che si apre uno spunto di riflessione:<br>oggi i proprietari hanno a disposizione un ventaglio di professionisti diversi che possono aiutarli davvero. Per questo arrivare con un cane completamente pieno di nodi, con la pelle irritata — nel caso di Sara — o con un cane agitato che morde chiunque gli passi accanto — nel mio caso — non è solo evitabile, è anche poco tollerabile.</p>



<p>Per fortuna ci sono professioniste come Sara ed il suo negozio dietro l&#8217;angolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come scegliere il professionista adatto a te!</strong></h3>



<p>Altro punto poco conosciuto: non esiste un requisito obbligatorio per aprire una toelettatura.</p>



<p>Significa che scegliere “a caso” può essere rischioso. Il consiglio di Sara è molto concreto:<br>affidarsi a qualcuno che vi è stato indicato, valutare la qualità dei prodotti, ma anche l&#8217;approccio, la capacità di gestire il cane in un contesto non familiare… con affetto e cura.</p>



<p>Perché quando affidi il tuo cane a un professionista, una cosa la vedi subito:<br>se sta bene, se è sereno, se ha piacere di tornare.</p>



<p>E questo vale per tutto: pensioni, educatori, veterinari e toelettatori.</p>



<p>Vi faccio un esempio…</p>



<p>Seguivo un cane che, a un certo punto, non voleva più percorrere un tratto di strada.<br>Si bloccava, e se lo forzavi, reagiva tirando dalla parte opposta fino quasi a sfilarsi il collare.</p>



<p>Panico.</p>



<p>Raccolgo informazioni e scopro che in quella via c’è il negozio dove era stato portato a toelettare, da come si comportava il cane era sicuramente uscito con un ottimo taglio, ma l’esperienza non era stata positiva.</p>



<p>I proprietari avevano preso appuntamento all’ultimo momento prima di partire.<br>Il negozio, già pieno, aveva deciso di prendere il cane in anticipo rispetto all’orario.</p>



<p>Risultato? Attesa lunga, ambiente sconosciuto, confusione.<br>Nessun punto di riferimento.</p>



<p>Quel cane si è trovato immerso in una situazione troppo intensa per lui e lo ha memorizzato.</p>



<p>Non sto dicendo che sia stato maltrattato, o che non siano bravi toelettatori, ma quel tipo di negozio non era adatto a lui. Aveva bisogno di un ambiente più tranquillo, per poter affrontare quel tipo di circostanza.<br>Non tutti i cani sono uguali… alcuni sopportano di più, altri molto meno.</p>



<p>Alcuni hanno bisogno di contenimento e conforto.<br>Altri si adattano anche a un servizio veloce e più distaccato.</p>



<p>Il punto è uno solo: capirlo!</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per il quartiere, il negozio dietro l’angolo cosa significa?</strong></h3>



<p>Dopo quattro anni, Sara non è solo “la ragazza che lava i cani” o il negozio sotto casa con i prodotti per gli animali.&nbsp;</p>



<p>È un punto di riferimento per il quartiere.</p>



<p>Le persone vanno da lei quando hanno bisogno di un consiglio, quando c’è qualcosa che non torna, quando serve uno sguardo in più.<br>Ma anche quando vogliono condividere qualcosa di bello: una passeggiata andata bene, un piccolo progresso, una soddisfazione.</p>



<p>C’è chi si ferma anche solo per salutarla.<br>Con due biscotti in tasca, da dare ai suoi cani che la accompagnano in negozio.</p>



<p>Non è solo un servizio.</p>



<p>È un luogo in cui sentirsi a proprio agio, senza dover dimostrare nulla.</p>



<p>E quando le chiedo cosa le fa dire:<br>“Ok, anche oggi ne è valsa la pena”<br>la risposta è semplice: sono gli animali di cui si prende cura<br>e le persone che, seguendo le sue indicazioni, migliorano ogni giorno — anche di poco — la vita con il loro compagno.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Per me cosa significa il negozio dietro l’angolo di Sara…</strong></h4>



<p>Conosco il negozio di Sara da quando ha aperto.</p>



<p>Ci passavo davanti durante le passeggiate con Etna.<br>Una vetrina semplice, ben decorata, su una via tranquilla, a due passi da un parchetto.</p>



<p>Un giorno mi sono fermata a leggere un articolo esposto in vetrina.<br><em>(<strong><a href="https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/clienti-pelosi-vip-e-larte-della-toelettatura-finisce-anche-sui-social-f8ea0655">Link articolo</a></strong>: andate a leggerlo dopo!)</em><br>Poi l’ho conosciuta&#8230; Energia. Passione. Competenza<br>e quella voglia rara di dedicare davvero tempo e attenzione alla propria professione. </p>



<p>Sara non si ferma mai.</p>



<p>Se non è in negozio, aiuta canili e rifugi, supporta proprietari in cerca del cane giusto, si rende disponibile dove serve.<br>Non è solo un lavoro, è qualcosa che si porta dietro anche fuori da quelle quattro mura.</p>



<p>Quando la mia Etna è venuta a mancare, mi sono trovata con tante cose che non potevo tenere: medicinali nuovi, giochi, guinzagli, cibo. Ho pensato subito a lei, senza alcun dubbio, perché sapevo che avrebbe dato a quegli oggetti la giusta destinazione.</p>



<p>Le ho affidato le ultime cose appartenute al mio amore più grande.<br>Un gesto che, per me, racchiude rispetto e gratitudine per quello che fa, ogni giorno.&nbsp;</p>



<p>Come questo articolo, il primo del mio “progetto editoriale”, perché volevo iniziare con qualcuno di professionale e speciale!</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il negozio dietro l’angolo</strong> <strong>…</strong></h3>



<p>Se passate in zona Washington, vale la pena fermarsi anche solo per capire di cosa sto parlando.</p>



<p>Il negozio si chiama <strong><a href="https://www.instagram.com/saraforpet/">“Sara for Pet”</a></strong><br>e si trova in <strong>Via Giasone del Maino 33, a Milano.</strong></p>



<p>Potete trovarla anche su <strong><a href="https://www.instagram.com/saraforpet/">Instagram</a></strong>, dove racconta il suo lavoro e la quotidianità in negozio.</p>



<p>Io, personalmente, è un posto che consiglio.<br>Da professionista, ma prima ancora da proprietaria, perché quando trovi qualcuno che vede davvero il cane che ha davanti…<br>te ne accorgi, e difficilmente torni indietro.</p>



<p><img decoding="async" width="150" height="200" class="wp-image-6723" style="width: 150px;" src="https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260511-WA0028.jpg" alt="" srcset="https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260511-WA0028.jpg 1200w, https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260511-WA0028-225x300.jpg 225w, https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260511-WA0028-768x1024.jpg 768w, https://ilcaneincitta.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260511-WA0028-1152x1536.jpg 1152w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><em>     &#8211; Grazie Sara! &#8211;</em></p>



<p>Questo articolo nasce dal piacere di raccontare realtà che meritano spazio.<br>È stato realizzato con l’intento di creare contenuti utili, sinceri e dare visibilità a professionisti del settore in cui credo.</p>



<p>La Rubrica: <em>Intervista di Spicco!</em>&nbsp;è uno spazio dedicato a professionisti, attività e idee che vale la pena ascoltare davvero, oltre le solite vetrine social.<br>Se pensi che il tuo progetto possa far parte di questa rubrica, <strong><a href="https://ilcaneincitta.it/contatti/">scrivimi.</a></strong></p>



<p></p>



<p>Immagine di copertina e presenti nel testo sono state date da Sara Silvia Corradini.</p>
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		<item>
		<title>Il problema non è il cane.</title>
		<link>https://ilcaneincitta.it/2026/05/03/il-problema-non-e-il-cane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Piccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 20:19:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione Cinofila]]></category>
		<category><![CDATA[miti e leggende cinofili]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con un cane in città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quella che stai per leggere è una storia vera,&#160; ed il problema non è il cane.I fatti sono accaduti non&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quella che stai per leggere è una storia vera,&nbsp; ed il problema non è il cane.<br>I fatti sono accaduti non molto tempo fa, a Milano, in un appartamento del centro città.<br>Per rispetto degli umani coinvolti, i nomi sono stati cambiati.<br>Per rispetto del cane… tutto il resto è stato riportato fedelmente.</p>



<p>Era una classica giornata invernale milanese: cielo grigio, pioggia sottile, quell’umidità che non bagna davvero… ma ti entra nelle ossa.</p>



<p>Quando ho ricevuto la chiamata, il caso sembrava abbastanza particolare, ed ero veramente incuriosita. Uno di quei casi strani in cui non sai se ti servirà più il cervello da educatore… o quello da investigatore.</p>



<p>Appena entrata in casa, ho capito che non era solo una sensazione.</p>



<p>Il divano era stato svuotato.<br>Non metaforicamente, fisicamente.&nbsp;</p>



<p>Ma l’imbottitura era sparita!</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le vittime (e il sospettato)</strong></h3>



<p>Fabio e Sabrina, una giovane coppia, mi raccontano l’accaduto:<br>una sera, dopo una giornata di lavoro, si siedono sul divano… e si ritrovano praticamente per terra.</p>



<p>In casa, intanto, c’è qualcuno che mi osserva.</p>



<p>Nella sua cuccia c’è Joker, un Jack Russell, neanche due anni, occhi profondi e un’energia che sembra non finire mai. Carico di entusiasmo, pronto per venirmi a salutare con il suo giochino completamente masticato in bocca.</p>



<p>Mentre parliamo, mi guardo intorno. Casa moderna, minimal, forse un po’ troppo.</p>



<p>Mensole basse vuote.<br>Nessun tappeto.<br>Tavolino completamente sgombro.<br>Oggetti tutti sollevati, fuori portata.</p>



<p>Un ambiente apparentemente ordinato… ma anche privo di vita a misura di cane.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>“Non può essere stato lui&#8230; il problema non è il cane”</strong></h3>



<p>Fabio è convinto, l’ha ripetuto molte volte:</p>



<p>“Da quando abbiamo tolto tutto quello che poteva interessargli, non fa più danni.”</p>



<p>Hanno eliminato gli oggetti a portata di Joker, chiuso le porte, ridotto le occasioni. Eppure… il divano è stato svuotato.</p>



<p>Joker, nel frattempo, prova a mordermi le stringhe delle scarpe, ma se non è stato lui chi può essere stato?</p>



<p><strong>La domanda che mi pongo non è “cosa è successo”, ma “come vive questo cane”?</strong></p>



<p>Le risposte arrivano piano, tra una frase e l’altra:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>uscite variabili, in base agli impegni</li>



<li>passeggiate spesso brevi</li>



<li>routine poco prevedibile</li>



<li>giornate con molte ore da solo</li>



<li>weekend intensi… ma caotici</li>
</ul>



<p>Tradotto in “lingua cane”: incertezza, energia accumulata, frustrazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il colpo di scena</strong></h3>



<p>La soluzione arriva osservando un dettaglio: la cuccia.<br>Un cuscino pieno di toppe, cuciture, qualche buco. Un cuscino che racconta una vita movimentata.</p>



<p>Faccio qualche domanda mirata… e tutto inizia a incastrarsi.</p>



<p>Joker si infilava sotto il divano, rialzato quel tanto che bastava per permettergli di entrarci.<br>Scavava, prelevava l’imbottitura… e poi?</p>



<p>Poi nulla.<br>La lasciava in giro.<br>Ma aveva due involontarie complici che lo aiutavano, senza saperlo, a portare avanti il suo piccolo piano.</p>



<p>Mentre Joker svuotava il divano, la nonna – che passava a fargli compagnia per non lasciarlo troppe ore da solo – quando arrivava a casa e vedeva quell’imbottitura sparsa, cosa faceva?<br>Pensando fosse quella della vecchia cuccia, cercava di rimettere dentro quello che riusciva, rattoppava il cuscino… e il resto lo buttava via.</p>



<p>Negli altri giorni arrivava la signora delle pulizie.<br>Anche lei trovava imbottitura in giro e, convinta che provenisse sempre dalla solita cuccia che Joker si divertiva a rompere e svuotare, non perdeva troppo tempo: raccoglieva tutto e buttava.</p>



<p>Risultato:<br>il cuscino sembrava sempre lo stesso.<br>Il divano, lentamente… svaniva.</p>



<p>Un piccolo sistema perfetto.<br>Quasi geniale.</p>



<p>Perché nessuno si aspettava che Joker, quando rimaneva da solo, andasse a infilarsi proprio lì sotto.</p>



<p><strong>Il problema non è il cane</strong></p>



<p>Joker ha fatto il cane. Un cane annoiato, sotto stimolato, adattato a una gestione poco chiara.</p>



<p>Quando togli tutto a un cane per evitare che faccia danni…<br>non risolvi il problema. Se gli togli solo le opzioni più semplici, lui diventa più creativo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come iniziare a sistemare la situazione, specialmente quando &#8211; il problema non è il cane &#8211;</strong></h3>



<p><strong>1. Le uscite non si organizzano con il “tempo che avanza”</strong></p>



<p>Le passeggiate devono diventare la struttura della giornata.</p>



<p>Non: “esco quando posso”</p>



<p>Ma: “organizzo la giornata attorno alle uscite”</p>



<p>Almeno 4 uscite al giorno, con:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>qualità al mattino</li>



<li>qualità nel pomeriggio</li>



<li>brevi uscite di gestione all’ora di pranzo e dopo cena</li>
</ul>



<p><strong>2. La masticazione è uno strumento, non un riempitivo</strong></p>



<p>Masticativi come: latte di yak, corno di cervo, legno di caffè, Kong riempito con biscotti.</p>



<p>Non sono babysitter. Vanno usati <strong>prima</strong> che il cane esploda, non dopo, e non devono rimanere sempre a disposizione, ma usati come strumenti essenziali per la gestione del cane.</p>



<p><strong>3. Basta soluzioni “a caso”</strong></p>



<p>Un cane di due anni non può: trattenersi troppo o arrangiarsi con una traversina.</p>



<p>Serve una gestione stabile: deve uscire, se vuoi non potete chiamate un/a dog sitter; supporto familiare se possibile; organizzazione degli orari.</p>



<p><strong>4. Imparate ad osservare</strong></p>



<p>Fate un diario. Scrivete cosa succede, se potete, usate una videocamera, non per controllare il cane, ma per capire <strong>dove e</strong> <strong>quando inizia il problema</strong>. È così che si lavora davvero.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h3>



<p>Joker non ha distrutto un divano: Ha trovato un modo creativo per sopravvivere alla noia.</p>



<p>E se ti ritrovi a dire <em>“il problema è il cane”</em> forse vale la pena chiedersi se stai guardando nel punto giusto. Se vuoi altri contenuti su gestione, relazione e vita reale con i cani (quella senza filtri), trovi altri articoli sul blog e sul mio profilo Instagram.</p>



<p>Io sono Alessandra.<br>E questa… era una storia vera. 🐾</p>



<p>Per altre avventure seguimi su <strong><a href="https://www.instagram.com/ilcaneincitta/">Instagram</a></strong>… oppure sfoglia le pagine del mio libro <strong><em><a href="https://ilcaneincitta.it/servizi-istruttore-cinofilo/il-mio-libro/">“Il cane in città”, Ed.Tea</a></em></strong>.</p>



<p>Immagine creata con&nbsp;<strong><em><a href="https://www.canva.com">Canva</a></em></strong>.</p>
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		<title>Il cane che non resta da solo in casa.</title>
		<link>https://ilcaneincitta.it/2026/04/26/cane-che-non-resta-da-solo-in-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Piccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione Cinofila]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica "Lettera all'Educatrice"]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con un cane in città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; il caso di Francesca e Cloe che mi viene raccontato tramite la Rubrica &#8220;Lettera all&#8217;Educatrice&#8221;&#8230; Quando il cane non&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">E&#8217; il caso di Francesca e Cloe che mi viene raccontato tramite la Rubrica &#8220;Lettera all&#8217;Educatrice&#8221;&#8230;</h4>



<p>Quando il cane non resta da solo in casa diventa un vero problema… Francesca, nella tua lettera ci sono due cose fortissime: l’amore e la fatica.<br>E spesso arrivano insieme, soprattutto quando si parla di cuccioli.</p>



<p>Il punto non è che Cloe non sa stare da sola.<br>Il punto è che non ha ancora imparato <em>come</em> <em>farlo</em>!</p>



<p>Restare soli non è uno stato naturale per i cani: è qualcosa che va insegnato. Parliamo di animali sociali, abituati a vivere in gruppo, e per questo la solitudine, soprattutto all’inizio, può essere difficile da gestire.</p>



<p>A piccoli passi, quindi.<br>Serve organizzazione.</p>



<p>Se impostate bene il lavoro, in poco tempo si possono già vedere i primi miglioramenti, arrivando a brevi momenti di autonomia. Ma attenzione: ogni cane ha i suoi tempi. Alcuni imparano più velocemente, altri hanno bisogno di più gradualità. Con i cuccioli è spesso più semplice iniziare questo percorso, ma non significa che possano essere lasciati soli per ore fin da subito.</p>



<p>A Cloe, più che insegnarle comandi, in questo momento serve insegnarle a sentirsi al sicuro anche quando non ci siete. Ricordati Francesca: non tutti i cani che piangono quando restano soli hanno lo stesso problema.</p>



<p>Quando un cane non riesce a restare da solo, le cause possono essere diverse: a volte è semplicemente una mancanza di abitudine, altre volte può esserci una difficoltà più profonda legata alla gestione dell’ansia.</p>



<p>Il primo passo, quindi, non è “fare esercizi a caso”, ma capire cosa c’è davvero dietro quel comportamento. Solo così si può intervenire nel modo più adatto, per il benessere del cane… e anche vostro.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Da dove iniziare?</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Definire gli spazi: </strong>Decidete fin da subito quali sono le zone della casa a cui il cane può accedere quando resta da solo.</li>



<li><strong>Creare una routine d’uscita: </strong>Organizzate sempre lo stesso schema: spazio, giochi, una parola o gesto per salutarla, e soprattutto un comportamento coerente al rientro.<br>Niente scene teatrali né all’uscita né al ritorno.</li>



<li><strong>Iniziare con tempi brevi: </strong>Le prime volte lasciatela da sola per 5–10 minuti. Se non piange, rientrate in casa in modo tranquillo, senza correre da lei. Se invece piange o abbaia, aspettate che smetta prima di rientrare. Questo è fondamentale:<br>mai entrare e darle attenzione mentre piange o abbaia, perché le insegnereste che più urla… più voi tornate.</li>



<li><strong>Aumentare gradualmente il tempo (non lo spazio): </strong>Una volta che gestisce bene i primi minuti, aumentate poco alla volta: 30 minuti per una commissione; 1 ora per la spesa; 1 ora e mezza per un’uscita. Usate la quotidianità a vostro favore. Non serve creare situazioni artificiali: basta sfruttare quelle che già avete.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Per quanto tempo può restare da sola?</strong></h3>



<p>All’inizio, evitate assenze troppo lunghe.</p>



<p>Se lavorate tutto il giorno, organizzatevi: fatevi aiutare da qualcuno per spezzare la giornata, farla uscire, giocare e fare i bisogni. In questo senso, i dog sitter possono essere un’ottima risorsa, così come servizi di asilo diurno.</p>



<p>Se invece siete spesso a casa, non fate l’errore opposto.<br>Abituatela comunque a stare da sola.</p>



<p>Fatelo gradualmente e in momenti diversi della giornata. Un buon momento, ad esempio, è dopo una passeggiata: sarà più rilassata e predisposta a riposare. Anche se avete la possibilità di portarla sempre con voi, come in ufficio, non fatela diventare l’unica soluzione. Perché un cane che non resta da solo in casa non si aiuta portandolo ovunque, ma bisogna insegnargli ad affrontare la solitudine.</p>



<p>Prima o poi arriverà il momento in cui dovrai farlo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quale zona della casa è più adatta?</strong></h3>



<p>All’inizio, soprattutto con un cucciolo, è sconsigliato lasciare tutta la casa a disposizione. Troppi spazi significano troppi stimoli. E in un momento di noia o agitazione potrebbe: fare danni, ingerire qualcosa di pericoloso All’inizio, soprattutto con un cucciolo, è sconsigliato lasciare tutta la casa a disposizione. Troppi spazi significano troppi stimoli. E in un momento di noia o agitazione potrebbe: fare danni, ingerire qualcosa di pericoloso e farsi male. Cavi elettrici, oggetti fragili, materiali ingeribili… il rischio è concreto.</p>



<p>Molti scelgono di chiudere il cane in bagno o in cucina. Personalmente non è una soluzione che amo: sono ambienti spesso pieni di detersivi e oggetti accessibili, e la chiusura totale può aumentare l’agitazione.</p>



<p>Meglio, se possibile, utilizzare dei cancelletti per limitare lo spazio in modo più sicuro e graduale, creando una zona controllata e adatta a lui.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il cane non resta da solo in casa&#8230; cosa lasciargli per non farlo agitare?</strong></h3>



<p>La ciotola dell’acqua deve essere sempre a disposizione, insieme alla sua cuccia e ad alcuni giochi. Ma attenzione: non tutti i giochi vanno bene.</p>



<p>Servono giochi mirati, che la aiutino a fare qualcosa di utile quando si attiva.  Ad esempio:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>pupazzi resistenti</li>



<li>giochi in gomma da masticare</li>



<li>oggetti pensati per essere rosicchiati (così da salvare le gambe del tavolo)</li>
</ul>



<p>Ogni gioco ha una funzione e un utilizzo corretto. Non basta “lasciargli qualcosa”: bisogna scegliere cosa e come usarlo. Ma questo merita un approfondimento a parte… e ne parleremo in un altro articolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il cane non resta da solo in casa: cosa dire quando si esce e cosa fare al rientro!</strong></h3>



<p>Partiamo da un punto importante: potete dire quello che volete!</p>



<p>Non è tanto la frase a fare la differenza, ma il tono e il modo in cui uscite di casa. Per facilitarvi, consiglio sempre di scegliere una frase d’uscita e usare sempre quella. Questo aiuta il cane a prevedere cosa sta per succedere e, allo stesso tempo, aiuta voi ad avere un piccolo “copione” che vi rende più tranquilli.</p>



<p>Può essere qualsiasi cosa:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>“Ciao, torno presto”</li>



<li>“Fai la brava”</li>



<li>“Rimani a casa”</li>



<li>oppure anche “Pippo, Pluto e Topolino”</li>
</ul>



<p>Non conta il significato. Conta la coerenza!</p>



<p>Quello che invece deve essere sempre uguale è il metodo: preparate lo spazio, lasciate i giochi, controllate l’acqua, dite la vostra frase… e uscite. Senza ansia, senza esitazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quando si rientra a casa?</strong></h3>



<p>Entrate in modo tranquillo. Evitate di amplificare l’euforia del cane: quella che spesso leggete come “felicità” è, in molti casi, una forma di attivazione molto alta, legata anche all’ansia.</p>



<p>E soprattutto, un punto fondamentale: Se trovate dei danni in casa… <strong>non sgridatela!!!</strong></p>



<p><strong>“Ma perché non posso sgridarla?”</strong>&#8230;È una delle domande più comuni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>“Perché non posso dirle che ha sbagliato?”</li>



<li>“Perché non posso metterle il muso sul cuscino rotto?”</li>



<li>“Perché non posso punirla quando vedo il danno?”</li>
</ul>



<p>PERCHE’ NON SERVE A NULLA!</p>



<p>Il cane non è in grado di collegare la vostra reazione a qualcosa che ha fatto ore prima.<br>Per il cane, quella sgridata arriva “dal nulla”.</p>



<p>Ricompense e correzioni funzionano solo nel <strong>qui e ora</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il cane che non resta da solo in casa fa i dispetti</strong>&#8230;</h3>



<p>Sfatiamo un mito… Quando i cani restano da soli, non mettono in atto vendette studiate per farvi sentire in colpa. Non esiste un piano segreto per punirvi perché siete usciti.</p>



<p>Il cane vive nel presente.</p>



<p>Ricordare il passato, certo. Altrimenti non imparerebbe.<br>Ma non ha una visione del futuro tale da costruire una “strategia di vendetta”. Quindi cosa succede davvero? Se un cane mette in atto un comportamento, lo fa perché in quel momento lo trova gratificante oppure è sotto stress e cerca un modo per scaricarlo</p>



<p>Distruggere, abbaiare, agitarsi… sono risposte. Non dispetti.</p>



<p>Anche il famoso “dispetto” mentre siete in casa, è spesso frainteso: è solo un modo per attirare la vostra attenzione. Non è vendetta, è comunicazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Una cosa importante da sapere</strong></h3>



<p>Quello che state vivendo è molto più comune di quanto si pensi. Il fatto che vi si spezzi il cuore è già una risposta: siete le persone giuste per Cloe. Ma proprio per questo, avete bisogno di strumenti. Non solo di buona volontà.</p>



<p>Da una lettera posso fare delle ipotesi e darvi indicazioni di base.<br>Per aiutare davvero Cloe, però, serve vedere cosa succede nella vostra quotidianità: come gestite le uscite; come vive gli spazi; cosa accade nei minuti prima che resta sola.</p>



<p>È lì che si costruisce il cambiamento.</p>



<p><strong><a href="https://ilcaneincitta.it/servizi-istruttore-cinofilo/consulenze-cinofile/">Possiamo organizzare un incontro</a></strong> e lavorare su misura per voi, passo dopo passo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h3>



<p>Questa è una storia vera.<br>Come tutte le storie vere, non c’è una soluzione copia-incolla.</p>



<p>Se ti sei riconosciuto in questa storia, scrivimi la tua “Lettera all’Educatrice”<br>Nel frattempo, su&nbsp;<strong><a href="https://www.instagram.com/ilcaneincitta/">Instagram</a></strong> condivido ogni giorno spunti pratici… e nel mio libro (<strong><em><a href="https://ilcaneincitta.it/servizi-istruttore-cinofilo/il-mio-libro/">“Il cane in città”, Ed.Tea</a></em></strong>) trovi tutto quello che avrei voluto dire a chi, come te, vuole davvero capire il proprio cane. &nbsp;</p>



<p>Immagine creata con&nbsp;<strong><em><a href="https://www.canva.com">Canva</a></em></strong>.</p>
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		<title>Perchè il cane lecca per terra? </title>
		<link>https://ilcaneincitta.it/2026/04/14/il-cane-lecca-per-terra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Piccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 05:31:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[salva il tuo cane]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con un cane in città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inizio questo articolo con una domanda: perché il cane lecca per terra? Perché è un cane. detto questo, devi imparare&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Inizio questo articolo con una domanda: perché il cane lecca per terra? Perché è un cane. detto questo, devi imparare a porre attenzione e quando riesci non farglielo fare!</p>



<p>L’anno scorso seguivo due cani nello stesso stabile, in zona Corso Magenta.<br>Due amiche, due appartamenti diversi, stesso contesto: una palazzina liberty curata nei minimi dettagli. Facciata impeccabile, marciapiede ampio, aiuole perfette e un giardino interno da cartolina.</p>



<p>Il merito? Del custode.<br>Il signor Mario. Preciso, attento… e decisamente protettivo.<br>Diciamo che per entrare lì, il “terzo grado” era incluso nel servizio.</p>



<p>Con il passare dei mesi, in diverse occasioni, i cani che seguivo iniziarono ad avere episodi di dissenteria. Essendo cani giovani, all’inizio si pensò a un virus. Poi a un’intolleranza alimentare. Ma più passava il tempo, più conoscevo le loro abitudini… e più qualcosa non mi tornava.</p>



<p>Il primo campanello d’allarme arrivò durante una settimana di ferie del custode.<br>Al suo rientro fui involontariamente spettatrice di un diverbio tra lui e il ragazzo che lo stava sostituendo. Il motivo?<br>“Il marciapiede è sporco. Puzza. Non è stato pulito bene.” Rimasi colpita da quanto fosse importante, per il signor Mario, la pulizia di quello spazio.</p>



<p>Nei giorni successivi riprese le sue mansioni a pieno ritmo.<br>E, quasi in contemporanea, uno dei cani tornò ad avere dissenteria.<br>L’altro no perché era in campagna. Un dettaglio&#8230;ma poi ne notai un altro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Partiamo dal presupposto che: il cane lecca per terra.</h3>



<p>Il custode, con una gentilezza solo apparente, cercava di imporre le sue regole anche a una ragazza che si occupava delle pulizie in un appartamento nel palazzo.<br>Nel pomeriggio lei faceva correre nel giardino il cane della signora per cui lavorava. E ovviamente il cane faceva i suoi bisogni lì.</p>



<p>Ma Mario non lo voleva.<br>Non voleva che i cani usassero il cortile condominiale.<br>Diceva che lo sporcavano, lo rovinavano, scavavano buche, rovinavano le aiuole.<br>Quel giardino, che lui curava con tanta dedizione, doveva restare perfetto.</p>



<p>Non era solo una mia impressione.<br>Un giorno me lo disse chiaramente: “Non pensare di portare qui i cani a fare i tuoi esercizi da circo. Insegnagli a fare i bisogni nella lettiera del gatto o lontano da qui.”</p>



<p>Non ebbi nemmeno il tempo di rispondere.<br>Arrivò un’inquilina e, come se nulla fosse, tornò a indossare la maschera del “custode gentile ed impeccabile”.</p>



<p>Qualche giorno dopo, anche il cagnolino che correva in giardino ebbe un paio di giorni difficili. Dissenteria. A quel punto le coincidenze iniziarono a sembrarmi… troppo precise. Credo che certe coincidenze siano segnali, piccoli avvisi che ti invitano a guardare meglio. Così ho iniziato a osservare, con più attenzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">E le mie osservazioni mi portarono dritte al signor Mario.</h3>



<p>In realtà dentro nello stanzino degli attrezzi, dove fui io a essere “beccata” a curiosare, con la scusa di dover sciacquare le zampe del cane prima di salire. Non fu per niente cortese e a quel punto lo affrontai.</p>



<p>Gli dissi apertamente che doveva smettere di mettere qualsiasi cosa stesse usando nell’acqua con cui puliva muri, marciapiede e cortile.<br>Avevo solo un’intuizione e ho rischiato. Si arrabbiò.<br>Succede spesso quando dico le cose in faccia, ormai me ne sono fatta una ragione.</p>



<p>Ne approfittai e portai su il cane. Quando scesi, pronta al secondo round mi trovai davanti un signor Malio diverso.</p>



<p>Dimesso. Stanco. Esausto.</p>



<p>Mi fermai ed iniziammo a parlare.</p>



<p>Il problema è che aveva trovato una soluzione sbagliata… a un problema reale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Questa non è una storia inventata.</h3>



<p>È successa davvero, a Milano, qualche anno fa proprio a me quando non ero ancora un’educatrice cinofila ma solo una proprietaria di cani in città. I nomi sono stati cambiati e alcuni dettagli smussati, ma il punto resta lo stesso.</p>



<p>Mario era un custode “vecchia maniera”.<br>Vedovo, viveva e lavorava in quella palazzina da sempre.<br>Amava il suo lavoro e lo prendeva sul serio, forse più di quanto gli venisse riconosciuto.</p>



<p>Ma a pochi anni dalla pensione si trovava a fare i conti con qualcosa che faticava a comprendere: i “nuovi” proprietari di cani. Cani trattati come bambini, ma spesso senza regole.<br>Intoccabili.<br>E, soprattutto, accompagnati da persone sempre più distratte, per non dire maleducate.</p>



<p>Il suo compito era mantenere alto il livello della palazzina, dentro e fuori.<br>Ma ogni giorno si scontrava con marciapiedi sporchi, bisogni non raccolti, aiuole rovinate, pipì lasciate ovunque senza nemmeno un gesto per pulire o diluire.</p>



<p>E no, non è solo una questione estetica.</p>



<p>Quando nessuno raccoglie, quando nessuno pulisce, quando tutto viene lasciato “tanto è normale”…<br>lo spazio condiviso smette di essere vivibile.</p>



<p>L’odore aumenta.<br>Il degrado si vede.<br>E la convivenza si incrina.</p>



<p>Era arrabbiato.<br>Frustrato.<br>Perché vedeva il suo lavoro, fatto con cura e dedizione, vanificato ogni giorno.</p>



<p>Questo però non giustifica quello che ha fatto. Far stare male dei cani non è una soluzione, ma solamente uno sfogo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ma fermarsi qui sarebbe troppo facile.</h3>



<p>Perché, se vogliamo essere onesti, una parte di quella rabbia aveva una base reale.</p>



<p>La libertà di avere un cane finisce nel momento in cui inizia quella degli altri.<br>E questo vale sempre.</p>



<p>Se il tuo cane sporca, tu pulisci.<br>Sempre.<br>Non “quando capita”, non “se ho voglia”, non “tanto è erba”.</p>



<p>Perché no, non è concime.<br>E quando fa caldo… si sente.</p>



<p>E c’è un altro aspetto che spesso viene sottovalutato:<br>più un ambiente è sporco, più aumenta il rischio che qualcuno cerchi di “risolvere” il problema nel modo sbagliato.</p>



<p>Con prodotti aggressivi.<br>Con sostanze chimiche.<br>Nei casi peggiori, con veri e propri veleni.</p>



<p>Ed è lì che il rischio smette di essere teorico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il cane lecca per terra&#8230; Basta una leccata, una sola.</h3>



<p>E il problema non è più il decoro.<br>È la salute del tuo cane.</p>



<p>Quindi sì: controlla cosa lecca il tuo cane.</p>



<p>Ma ancora prima…<br>chiediti che ambiente stai contribuendo a creare quando esci con lui.</p>



<p>Perché è tutto lì.</p>



<p>Che sia una macchia sul muro, una pozza, una ciotola fuori da un negozio, la pipì o il sedere di un altro cane, se puoi anticipalo e bloccalo.<br>Altrimenti preparati: qualcosa potrebbe succedere, soprattutto se ha lo stomaco delicato.</p>



<p>Il cane lecca per terra e ingerisce cose da terra per tanti motivi: curiosità, fame, sete.<br>A volte perché l’ambiente lo stressa e concentrarsi su qualcosa lo aiuta a distrarsi.<br>Altre volte per attirare l’attenzione di un proprietario troppo distratto o per rendere più interessante una passeggiata noiosa.</p>



<p>Le ciotole lasciate nei parchi o fuori dai negozi sono un bel gesto, soprattutto nelle giornate calde.<br>Ma se l’acqua non viene cambiata spesso e viene condivisa da più cani, può diventare un veicolo per batteri e malattie.<br>Senza contare il rischio peggiore: che qualcuno ci metta “qualcosa” dentro.</p>



<p>Anche leccare la pipì di un altro cane può provocare qualche disturbo, soprattutto in certi periodi o da pozze sporche e stagnanti nelle giornate calde.</p>



<p>E no, non puoi controllare tutto.<br>Non puoi impedirgli di esplorare.<br>Non puoi passare la passeggiata a sgridarlo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ma puoi fare una cosa fondamentale: essere consapevole.</h3>



<p>Sapere cosa osservare. Sapere cosa riferire al veterinario se qualcosa non va. Non lasciar sporco e chiedere di pulire a chi è &#8220;distratto&#8221;.</p>



<p>Perché una dissenteria non è sempre uguale.<br>Può essere alimentare, batterica, ambientale. E capire la differenza può fare la differenza.</p>



<p>Quando è successo a me, uno dei miei cani stava davvero male.<br>Il veterinario, conoscendomi, mi disse subito:<br>“Avrà leccato qualcosa da terra.”. Aveva ragione!</p>



<p>Ho collegato i segnali, abbiamo agito in fretta e si è risolta. Ero giovane, non ero ancora un&#8217;educatrice cinofila ma solo una proprietaria di cani in città!</p>



<p>&#8220;Perché il cane lecca per terra?&#8221;, chiesi spaventata alla veterinaria. La sua risposta fu semplice: perché è un cane. Perché, specialmente da giovane, è un animale curioso, è il suo modo per esplorare, per conoscere. Con il tempo è un comportamento che diminuisce, lo fa solo per le cose veramente interessanti, oppure se subentrano situazioni che lo stressano. L&#8217;importante è stare attenti!</p>



<p>Perché a volte basta una leccata.</p>



<p>E il problema non è più il marciapiede sporco o &#8220;troppo pulito&#8221;, è il tuo cane che non sta bene.</p>



<p><strong>Se questo articolo ti ha fatto venire anche solo un dubbio, la prossima volta che esci poni più attenzione.</strong></p>



<p>Salva il tuo cane anche dalle disattenzioni altrui e dalle cose che non vedi. Per non perderci di vista seguimi su <strong><a href="https://www.instagram.com/ilcaneincitta/">Instagram</a></strong>… oppure sfoglia le pagine del mio libro <strong><em><a href="https://ilcaneincitta.it/servizi-istruttore-cinofilo/il-mio-libro/">“Il cane in città”, Ed.Tea</a></em></strong>.</p>



<p>Immagine creata con <strong><em><a href="https://www.canva.com">Canva</a></em></strong>.</p>
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		<title>Non si dà il cibo da tavola al cane!</title>
		<link>https://ilcaneincitta.it/2026/04/06/non-si-da-il-cibo-da-tavola-al-cane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Piccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 10:40:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il cane in città]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziare con il piede giusto]]></category>
		<category><![CDATA[miti e leggende cinofili]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaneincitta.it/?p=6696</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quante volte hai sentito questa frase?Dal tuo veterinario, dall’educatore durante una lezione, da un video su YouTube… oppure dal classico&#8230;</p>
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<p>Quante volte hai sentito questa frase?<br>Dal tuo veterinario, dall’educatore durante una lezione, da un video su YouTube… oppure dal classico “tuttologo” al parco, in vena di elargire perle cinofile: «Non si dà il cibo da tavola al cane!»</p>



<p>Non è una leggenda cinofila.<br>È una delle frasi più dette e tramandate, ma nasconde molto più di quanto si pensi.</p>



<p>Quelle poche parole racchiudono un concetto più ampio che, ahimè, in pochi conoscono davvero. Ma cosa significa veramente?</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il cane non deve mangiare mentre mangi?</li>



<li>Non deve stare seduto a tavola?</li>



<li>È sconsigliato condividere pietanze, snack o dolci con lui?</li>
</ul>



<p>Potrebbero essere tutte vere. Oppure solo in parte.<br>La vera questione, però, sono le conseguenze di queste abitudini. Vediamole insieme&#8230;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il cane non deve mangiare mentre mangi</strong></h3>



<p>Questa indicazione viene spesso usata per spiegare, in modo molto sintetico, la famosa “gerarchia del branco”. In realtà, insegnare a non creare cattive abitudini è fondamentale.<br>Forse anche più importante che insegnare al cane a sedersi a comando in ascensore.</p>



<p>Come ho già spiegato, non è una questione di dominanza, ma di gestione e abitudini.<br><em>(Trovi l’articolo completo qui: <strong><a href="https://ilcaneincitta.it/2026/03/09/devi-essere-il-capo-branco/">“Devi essere il capo branco!”</a></strong>)</em></p>



<p>Che tu abbia un cucciolo o un cane adulto, farlo mangiare nello stesso momento in cui mangi tu può portare a diversi comportamenti poco utili.</p>



<p>Per esempio:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un cane che mangia velocemente per poi concentrarsi su quello che c’è sul tavolo. Un’abitudine rischiosa: spesso ingoia senza masticare e può avere rigurgiti.</li>



<li>Un cucciolo che non mangia il suo pasto perché attirato dal tuo. In questo modo impara che il suo cibo è meno interessante… o addirittura inutile.</li>



<li>Un cane che, fuori casa, pretende di mangiare ogni volta che ti siedi. Che sia un aperitivo o un ristorante, per lui “tu mangi = si mangia”.</li>
</ul>



<p>I cani sono animali estremamente abitudinari.<br>Quando escono dalla routine, cercano riferimenti nelle situazioni che vivono. Così, dopo un pomeriggio al parco, se ti siedi al bar con amici, nella sua testa si attiva una specie di automatismo:<br>“È il momento di mangiare.”</p>



<p>E non si fermerà facilmente finché non otterrà qualcosa.</p>



<p>Risultato? Passerai l’aperitivo a condividere patatine e pizzette…<br>esattamente ciò che sarebbe meglio evitare.</p>



<p>Quindi: dire che il cane non dovrebbe mangiare mentre mangi tu significa:<br>«non si dà il cibo da tavola al cane»? Sì… ma non solo.</p>



<p>Ci sono altre sfumature che vale la pena capire.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il cane non deve stare seduto a tavola</strong></h3>



<p><strong><em>Avvertenza: </em></strong><em>in questo paragrafo potrei essere più schietta del solito.<br>Per il benessere del cane, però, è necessario.</em></p>



<p>Potrei fermarmi qui senza aggiungere altro, ma da quello che si vede in giro, anche questo concetto non è così chiaro. Quando vedo un cane seduto su una sedia, se di piccola taglia, o con il muso appoggiato al tavolo, se di taglia grande,<br>faccio fatica ad accettare certe giustificazioni.</p>



<p>Non si dà il cibo da tavola al cane, è una questione, e non si fa accomodare il cane a tavola, perché non ha senso.&nbsp;</p>



<p>È un cane, fa parte della famiglia, certo. Non è più visto come un animale da lavoro che deve “guadagnarsi” cibo e ruolo, va bene, ma resta comunque un cane.</p>



<p>Umanizzarlo fino a metterlo su una sedia e farlo mangiare dal tavolo è un’estremizzazione che non porta benefici. Poi, è chiaro: a casa propria ognuno è libero di creare le abitudini che vuole,<br><em>se non fanno male a nessuno.</em></p>



<p>Ma nel momento in cui entri in un ristorante o in un locale e chiedi una sedia per il cane…<br>la situazione diventa quantomeno bizzarra&nbsp;e gli esercenti avrebbero tutto il diritto di non assecondarti.</p>



<p>Il concetto di base nella gestione del cane è semplice: ognuno dovrebbe rimanere nel proprio ruolo. Il cane, anche se è un membro della famiglia, non dovrebbe diventare il contenitore di frustrazioni, sogni irrisolti o vuoti emotivi. Dovrebbe essere un compagno con cui condividere un pezzo di strada. Un incontro che, se gestito bene, può tirare fuori una versione migliore di se stessi: più attenzione, più empatia, più capacità di osservare il mondo da un’altra prospettiva.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Se non si dà il cibo da tavola al cane</strong>, <strong>il cane sulla sedia è necessario?</strong></h3>



<p>Non è un bambino. Non è un pupazzo. In un luogo pubblico, il cane dovrebbe essere in grado di stare accanto a te. Se il pavimento è freddo, non serve metterlo sulla sedia, puoi portare un telo e insegnargli a stare lì. Se nel locale c’è confusione non lo devi tenerlo in braccio, trova invece il posto migliore per entrambi.</p>



<p>Abituarlo a stare in braccio o con il muso sul tavolo mentre mangi non è una buona idea. Certo, il cane è felice, sta comodo, sa che probabilmente riceverà anche qualcosa di buono. È un animale opportunista: per genetica, non rifiuterà mai un vantaggio. Il problema arriva però dopo, quando ti troverai in una situazione in cui non potrai assecondarlo ed il cane non avrà gli strumenti per gestirla. Potrebbe abbaiare, agitarsi, salivare in modo eccessivo e in un contesto pubblico, anche chi ama i cani potrebbe non apprezzare.</p>



<p>Sono stata chiara… o solo troppo schietta?</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>È vivamente sconsigliato condividere pietanze, snack o dolci con lui</strong></h3>



<p>Condividere il cibo può sembrare un gesto d’affetto, un modo per includerlo, per “non farlo sentire escluso”.<br>Ma per il cane non è questo il significato: per lui è un apprendimento.</p>



<p>Ogni volta che riceve qualcosa mentre mangi, che sia dal tuo piatto durante il pranzo oppure uno snack mentre sei sul divano, impara che chiedere, fissare, avvicinarsi… porta a ottenere.<br>Impara che quel comportamento funziona!</p>



<p>Così, senza accorgertene, a volte per abitudine, altre per gestire una situazione scomoda, costruisci un cane sempre più insistente e sempre meno capace di tollerare l’attesa.</p>



<p>Un cane che, abituato ad averti sempre “disponibile”, quando non lo sei si agita, protesta, mette in atto quelli che spesso vengono chiamati “dispetti”.</p>



<p>E allora si cerca una soluzione veloce:<br>lo fai mangiare mentre mangi tu per cenare tranquillo,<br>oppure aggiungi qualcosa di “più buono” nella sua ciotola, anche se ha già mangiato, per tenerlo calmo.</p>



<p>Funziona, nell’immediato.<br>Ma nel tempo rafforza esattamente il comportamento che vorresti evitare.</p>



<p>E, soprattutto, rende sempre più difficile uscirne.</p>



<p>Ricordati che molti degli alimenti che consumiamo quotidianamente non sono adatti al cane e, con il tempo, possono creare problemi anche seri.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><br><strong>Non si dà il cibo da tavola al cane</strong></h3>



<p>Non è solo una regola, è una sintesi. Dentro questa frase ci sono abitudini, comunicazione, gestione e rispetto dei ruoli. Non si tratta di essere rigidi, si tratta solamente di essere chiari.</p>



<p>Un cane non ha bisogno di mangiare dal tuo piatto per sentirsi parte della tua vita o per capire quanto gli vuoi bene. Ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui con coerenza e costanza,<br>che gli insegni come muoversi dentro questa giungla urbana chiamata città, che gli renda il mondo comprensibile attraverso regole semplici e attività appaganti.</p>



<p>Un cane agitato non è solo un cane “pieno di energie”, spesso è un cane che non sa come gestire ciò che ha dentro. Come una pentola a pressione, accumula fino a quando non trova una via di uscita e poi si sfoga come può: tirando al guinzaglio, distruggendo oggetti, rubando ciò che trova, abbaiando a ogni stimolo, sporcando in casa, non tollerando la solitudine e molto altro ancora</p>



<p>Forse lo chef ha reagito in modo eccessivo, fino a sentirsi male. Ma, in quella sala, qualcuno avrà sicuramente pensato: “Non si dà il cibo da tavola al cane” e qualcun altro, probabilmente, avrà detto: “Ma che carino!”, ma questa è un’altra storia.</p>



<p>Alla fine, <strong><em>“non dare il cibo da tavola”</em></strong> significa questo:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il cane non dovrebbe mangiare mentre mangi tu, anche se si tratta del suo cibo, se questo lo porta a non stare tranquillo.</li>



<li>Non dovrebbe ricevere ciò che mangi, che tu sia a tavola, su una panchina al parco o sdraiato in spiaggia;</li>



<li>Il cane ha i suoi momenti per mangiare, anche quando si tratta di snack.</li>



<li>Il suo pasto dovrebbe avvenire nello spazio dedicato a questo momento, in una ciotola appoggiata a terra, con accanto acqua fresca sempre a disposizione.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione&#8230;</strong></h3>



<p>Se ti sei riconosciut* in almeno una di queste situazioni, non sei l’unic*. Ma è proprio da qui che si può iniziare a cambiare qualcosa.</p>



<p>Se vuoi capire meglio come costruire abitudini sane con il tuo cane,<br>trovi altri articoli e approfondimenti sul blog o sul mio profilo Instagram. Se hai una situazione che non riesci a gestire,<br>puoi <strong><a href="https://ilcaneincitta.it/contatti/">contattarmi!</a><em><a href="https://ilcaneincitta.it/contatti/">&nbsp;</a></em></strong></p>



<p>A volte basta poco per rimettere ordine!</p>



<p>Immagine creata con <strong><em><a href="https://www.canva.com">Canva</a></em></strong>.</p>
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