Se vuoi un cane prenditi un cane!

“C@ZXO però, Se vuoi un cane prenditi un cane! 

Se volevi un gatto dovevi prenderti un gatto. Questo è un cane e come tale va trattato!”

Avrei voluto rispondere così…

Invece sono stata professionale, mi sono morsa la lingua, ho dato del lei alla signora e ho cercato una soluzione. Dopotutto è il mio lavoro.

Però quella frase mi è rimasta in testa per giorni, perché racchiude uno dei problemi che incontro più spesso quando lavoro con le persone e i loro cani.

Alla fine, in situazioni come queste, di chi è la colpa?

Nostra!

Perché molto spesso, quando si decide di prendere un cane, si pensa a tutto tranne che al cane.

Si pensa alla compagnia che farà, alle passeggiate insieme, a quanto sarà bello averlo accanto. Si immagina l’emozione del primo giorno, alle fotografie da cucciolo, al nome da scegliere e perfino al posto in cui dormirà.

Molto più raramente ci si ferma a riflettere su chi sia davvero il soggetto che stiamo per portare a casa.

Perché un cane non è un contenitore vuoto da riempire con le nostre aspettative. È un individuo con caratteristiche precise, con predisposizioni, limiti, bisogni ed eventuali difficoltà che continueranno a esistere anche dopo l’entusiasmo iniziale.

E spesso è proprio da qui che iniziano i problemi.

Le anime nobili

Tra i futuri proprietari esiste una categoria che incontro con una certa frequenza e che, paradossalmente, è animata dalle migliori intenzioni.

Sono le anime nobili… Quelle che si avvicinano a un canile o a un rifugio con l’idea di salvare qualcuno. Non cercano il cane più semplice, il più compatibile o il più adatto alla loro vita. Cercano il più bisognoso.

L’intenzione, sia chiaro, è meravigliosa.

Il problema è che il desiderio di aiutare qualcuno non coincide necessariamente con la capacità di gestirlo. Così capita che operatori, volontari o educatori provino a suggerire un cane diverso. Un soggetto più equilibrato, più adatto ad una prima esperienza, più compatibile con il tempo e le competenze a disposizione.

Ma spesso quel consiglio viene interpretato come un ostacolo anziché come una tutela.

E allora si cerca un altro rifugio, un’altra associazione o un’altra occasione in cui nessuno faccia troppe domande. Il risultato poi, è che persone prive di esperienza si ritrovano improvvisamente a convivere con cani che portano sulle spalle anni di difficoltà, paure, insicurezze o problematiche comportamentali importanti.

Non c’è nulla di sbagliato in quei cani, la questione è che richiedono strumenti che non tutti possiedono. E quando le aspettative si scontrano con la realtà quotidiana iniziano: frustrazione, sensi di colpa e la sensazione di aver fallito.

Non perché il cane sia “sbagliato”, ma perché si è scelto un cane che, in quel preciso momento della propria vita, non si era ancora pronti ad accogliere.

Le anime furbe

All’estremo opposto troviamo invece quelli che potremmo definire i proprietari preparatissimi, o almeno apparentemente.

Sono quelli che studiano per mesi, leggono libri, seguono allevatori sui social, frequentano forum specializzati, scrivono email e percorrono centinaia di chilometri per visitare allevamenti. Sembrano l’esempio perfetto del proprietario responsabile.

Poi però arriva il momento della scelta, ed è lì che qualcosa cambia…

Perché il cane deve essere anche particolare, raro, deve avere quel colore che si vede poco, deve attirare l’attenzione. Insomma, se vuoi un cane prenditi un cane… ma possibilmente quello che nessun altro ha.

Eppure una domanda dovremmo imparare a farcela più spesso.

Per quale motivo quella razza non la si vede in area cani? Vedi un po’ tu…

La risposta non è sempre negativa, però dovrebbe essere uno spunto di riflessione. Il mondo cinofilo sta vivendo da anni una rincorsa all’originalità che spesso mette in secondo piano aspetti decisamente più importanti come il carattere, la salute, la compatibilità con la vita quotidiana in città.

Facendo certe scelte, si continuano ad alimentare mode assurde e cani selezionati più per estetica che per equilibrio.

Così si finisce per scegliere il cane che piace di più invece del cane che si adatta meglio.

E quando il fascino della novità svanisce, rimane ciò che quel cane è sempre stato: un essere vivente con esigenze reali, indipendenti dalle aspettative che avevate costruito su di lui.

Le anime più ingenue

Esiste poi una categoria di proprietari che raramente agisce per superficialità o cattiveria. Al contrario, spesso è animata dalle intenzioni migliori.

Sono quelli che desiderano un cane da tempo, che sentono di avere finalmente lo spazio, il tempo o la disponibilità emotiva per accoglierne uno, con grande slancio ed entusiasmo.

Entrano in un negozio per animali e si trovano davanti un cucciolo. Lo osservano. Lui li osserva. Nel giro di pochi minuti iniziano già a immaginarselo sul divano di casa, durante le passeggiate o accanto ai figli.

Tutto appare semplice.

Quello che spesso non appare, invece, è ciò che si trova dietro quella vetrina.

Per anni il commercio di cuccioli ha alimentato un sistema fatto di importazioni discutibili, allevamenti intensivi, trasporti lunghissimi e condizioni che poco hanno a che vedere con il benessere animale. Non tutti i negozi lavorano allo stesso modo e non tutte le situazioni sono identiche, ma il problema esiste ed è molto più grande del singolo cucciolo che vediamo davanti a noi.

È comprensibile pensare di star facendo una buona azione portandolo a casa. In fondo, chiunque abbia un minimo di sensibilità prova tenerezza davanti a un animale rinchiuso in una vetrina. Il paradosso, però, è che spesso quel gesto nasce dal desiderio di salvare un individuo senza interrogarsi sul sistema che lo ha prodotto.

E forse è proprio qui che dovrebbe iniziare la riflessione.

Perché scegliere un cane richiede tempo. Richiede domande. Richiede la disponibilità ad approfondire aspetti che all’inizio sembrano noiosi (come l’educazione), ma che avranno un impatto enorme sulla vita futura del cane e della famiglia.

Se vuoi un cane, prenditi un cane…

Ma concediti anche il tempo necessario per capire da dove arriva e quale storia si porta dietro. Chiediti di cosa potrebbe aver bisogno e se sei davvero in grado di offrirglielo: cure veterinarie, attenzioni particolari, tempo, pazienza o magari l’aiuto di altri professionisti come educatori cinofili, dog sitter, pensioni o fisioterapisti.

Può capitare, infatti, che il solo amore e il desiderio di avere un cane nella propria vita non siano sufficienti. Bisogna essere pronti ad affrontare le difficoltà che possono presentarsi lungo il percorso, alcune dettate dalla natura stessa dell’animale, altre conseguenza di scelte impulsive o poco consapevoli.

Perché scegliere un cane significa assumersi la responsabilità della sua vita, non soltanto godersi la parte più bella della convivenza.

Le anime più inquiete

Poi ci sono quelle che, a prima vista, sembrano le più indecise.

Ascoltano consigli.

Fanno domande.

Valutano senza troppo rumore possibilità diverse.

A volte aspettano mesi e, in alcuni casi, perfino anni prima di portare a casa un cane.

Chi le osserva da fuori spesso pensa che stiano complicando inutilmente una decisione che dovrebbe essere semplice. In realtà stanno facendo qualcosa che nel mondo cinofilo è molto più raro di quanto si creda: stanno provando a scegliere il cane giusto invece di cercare semplicemente un cane.

Non sempre è facile.

Significa rinunciare a qualche colpo di fulmine. Accettare che la razza che ti affascina potrebbe non essere quella più adatta alla tua quotidianità. Significa ascoltare risposte che non coincidono con quelle che speravi di ricevere.

Ma significa anche iniziare la relazione con aspettative più realistiche.

Perché un cane non è un vuoto da riempire, né un’estensione della nostra personalità. Non è un progetto educativo, un simbolo di status o un accessorio che racconta qualcosa di noi.

È un individuo che porterà nella nostra vita bisogni, limiti, attitudini e caratteristiche che continueranno a esistere indipendentemente dai desideri che abbiamo proiettato su di lui.

Forse non è il percorso più rapido, quello scelto da queste anime, ma spesso è quello che permette alle persone e ai cani di incontrarsi davvero.

Se vuoi un cane, prenditi un cane!

E arriviamo al punto… Non prendere quel tipo di cane perché qualcuno ti ha detto che è “la razza più simile a un gatto”. Perché se vuoi un gatto, prenditi un gatto. Se vuoi un cane, prenditi un cane.

Con tutto quello che comporta.

Le passeggiate quando piove, i peli sul divano, le uscite quotidiane per espletare i suoi bisogni, le sue esigenze fisiche e sociali. Gli imprevisti. Le responsabilità e le soddisfazioni che “nonostante” tutto ci sono, e anche tante se dai l’opportunità al tuo cane di fare il cane. 

Perché ultimamente sembra che molte persone desiderino un cane che però non sporchi, non abbia troppe esigenze. Che non richieda più tempo del dovuto e che non modifichi abitudini e routine.

Che sia disponibile per le coccole quando serve ma poco invadente quando non serve.

E allora permettimi di farti una proposta:

Se stai cercando tutto questo, ti consiglio il nuovissimo Seemhound®: “il cane segugio delle apparenze”.

Disponibile in diverse taglie e materiali:

  • Legno.
  • Porcellana.
  • Peluche.
  • Plastica.
  • Versione da tavolo o da salotto.
  • Con o senza batterie.

I modelli più avanzati permettono persino di personalizzare i suoni: può abbaiare, miagolare, nitrire o pigolare a seconda dell’umore e delle necessità.

Non sporca, non si ammala. Per casa nemmeno un pelo. Non richiede passeggiate, quindi nessuna problematica con il guinzaglio. In poche parole: non ha bisogni… Esattamente come molti vorrebbero che fosse un cane.

Peccato che i cani veri siano decisamente più complicati e, forse, anche per questo infinitamente più interessanti.

Cosa abbiamo fatto io e la Signora?

Alla fine io mi sono seduta per terra e ho iniziato ad accarezzare quel cucciolone che, nel giro di pochi mesi, sarebbe diventato un Flat Coated Retriever di almeno trenta chili.

La signora, invece, si è accomodata in poltrona con il suo blocco per gli appunti.

E abbiamo iniziato a parlare, non di gatti, non di razze che “si comportano come gatti”. Abbiamo parlato di quel cane e di ciò di cui aveva bisogno, di quanto tempo sarebbe rimasto da solo. Di come organizzare le uscite e di quali attività potessero renderlo più sereno e appagato.

Perché alla fine il problema non era che quel Flat non assomigliasse abbastanza a un gatto, il problema era che nessuno aveva spiegato alla signora cosa significasse davvero vivere con un cane.

Così abbiamo costruito una routine sostenibile per entrambi. Dove lei non poteva arrivare da sola abbiamo cercato un dogsitter. Dove mancavano competenze abbiamo inserito qualche lezione per migliorare la comunicazione e la gestione quotidiana.

Dopo un periodo di assestamento, come spesso accade quando le aspettative lasciano spazio alla realtà, le cose hanno iniziato a funzionare. La signora ha imparato a comprendere meglio il proprio cane, ed il Flat ha trovato punti di riferimento chiari. Insieme hanno costruito una convivenza serena, fatta di compromessi, attenzioni e reciproca fiducia.

Perché, in fondo, è questo che succede quando scegliamo un cane per quello che è e non per quello che vorremmo che fosse: il cane smette di essere un problema da risolvere e torna a essere ciò che è sempre stato… un compagno straordinario.

Con esigenze reali, certo, ma anche con quella straordinaria capacità di adattarsi alla nostra vita, purché anche noi siamo disposti a fare lo stesso.

Per questo, se vuoi un cane, prenditi un cane...

Non un gatto travestito da cane.

Non una fantasia a quattro zampe costruita sulle tue aspettative.

Un cane. Forse scoprirai che non aveva bisogno di assomigliare a nessun altro animale per meritare un posto nella tua vita.

La convivenza con un cane è già abbastanza complicata senza aggiungerci anche le leggende metropolitane. Per seguire i prossimi articoli della Rubrica: Miti e Leggende Cinofile mi trovi sui social. Per approfondire la gestione del cane in città, puoi dare un’occhiata al mio libro: “Il cane in città”, Ed Tea.

Immagine creata con Canva.