Entro nel negozio dietro l’angolo per comprare dei premietti gustosi per una mia cliente, prima di andare a fare una lezione.
Il negozio è quello di Sara, Sara for Pet : una toelettatura che profuma anche di chiacchiere, consigli e prodotti molto apprezzati dai cani del quartiere.
Qui trovo gli snack preferiti dal cagnolino della mia cliente, ma ormai ho capito che mettono d’accordo un po’ tutti. Così faccio scorta e ne approfitto per fermarmi a parlare con Sara.
Capito proprio mentre sta aspettando la proprietaria di un vivace Cocker che, grazie al suo carattere frizzante e a un taglio ben fatto, dimostra molti meno dei suoi 13 anni.
La cliente entra e, come spesso succede, parte subito con le domande:
com’è andata? si è comportato bene? com’era il pelo?
Sara risponde con calma, senza fretta.
Racconta che il cagnolino è stato bravo, che questa volta — non avendo nodi — non ha vissuto con disagio la regolazione del pelo e che, si è persino rilassato durante l’asciugatura.
Tra loro c’è qualcosa che va oltre la semplice consegna, c’è serenità.
Il cane si fida di Sara.
Sara sa cosa gli serve, ma anche cosa non gli piace.
E la proprietaria sa di potersi affidare a lei, perché Sara arriva dove, nonostante tutto l’amore, lei da sola non riesce.
Quello che vedo mi colpisce e mi fa stare bene.
Non è una consegna fredda, c’è una relazione, c’è consapevolezza.
Sara mi guarda e sorride:
<< Ale, hai bisogno? >>
<< Sì… ora prendo questi premietti, ma torno domani per quattro chiacchiere mirate. >>
<< Quando fai così mi spaventi! >>
Scoppiamo a ridere e scappo via verso la mia lezione.
Il giorno dopo torno, armata di carta, penna e domande.
Perché realtà come quella di Sara, il negozio dietro l’angolo, in una città frenetica come Milano, meritano di essere raccontate e riconosciute.
Se ha fatto stare bene me, che dovevo comprare due biscotti, immagina come può far stare i cani, e le per le persone, di cui si prende davvero cura ogni giorno.
Quello che succede dentro una toelettatura spesso resta invisibile agli occhi dei proprietari.
Eppure è proprio lì che emergono segnali, difficoltà, progressi… che possono fare la differenza nella vita quotidiana con il cane.
Per questo ho fatto qualche domanda a Sara.
Un ricordo.
Le chiedo se c’è un cane che non dimenticherà mai.
Mi racconta di un giovane cane da pastore, la cui caratteristica è proprio la montagna di pelo, soffice, di quelli che ti fanno venire voglia di affondare le mani nel mantello.
Un cane dolce, affettuoso che era già venuto in negozio diverse volte.
Peccato che quel pelo, questa volta,… fosse diventato un blocco unico.
“Ho dovuto tosarlo,” mi dice, “ed è stata una delle cose più difficili da accettare.”
Perché un cane da pastore come il Bobtail non si dovrebbe tosare, il manto si regola, si snoda, si lava ma quando il pelo arriva a quel livello, la decisione da prendere non è più una scelta estetica, è una necessità.
La tosatrice si sforza, si scalda, rischia di diventare pericolosa per lei che la usa e per il cane. In queste situazioni c’è solo una realtà: qualcuno non può non aver visto, ma non ha voluto vedere, non ha voluto prendersene cura.
La parte interessante?
Questa storia ha avuto un seguito diverso dal solito, un lieto fine, nessuna lamentela, nessun rancore.
Sara ovviamente gli ha ridato il cane pulito, in ordine e con una chioma più “leggera”, che non seguiva gli standard estetici di razza. Ha professionalmente spiegato il perché delle sue decisioni ed educatamente rimproverato il proprietario per la poca cura.
Lui ha capito e da quel momento, quel cane è diventato un appuntamento fisso ogni due settimane.
Ottimo lavoro di squadra!
Quello che non si dice.
C’è una bugia bianca che, a quanto pare, aleggia in quasi tutte le toelettature, anche nel negozio dietro l’angolo di Sara:
“Sì, lo spazzolo quotidianamente.”
Sara ride, ma è una risata stanca.
La verità è un’altra, perché se fosse così, certi cani non arriverebbero in condizioni pietose.
Soprattutto quelli con il pelo riccio o a crescita continua.
Quando il pelo non viene gestito, succede una cosa molto concreta:
non si può più lavorare sul pelo.
Si deve lavorare sotto.
E questo significa una sola cosa: tagliare corto, a volte molto corto.
Non per scelta, ma per necessità e ogni volta, si riparte da zero.
La regola d’oro (che nessuno vuole sentirsi dire)
Le chiedo una regola che vorrebbe che tutti seguissero, una sola, non ci pensa nemmeno troppo:
“Pettinare il cane. Sempre!”
E aggiunge una cosa interessante, quasi contro-intuitiva: “Se non sai come gestirlo, portalo in toelettatura una volta al mese. A prescindere dal tipo di pelo.”
Non è marketing,
È prevenzione. Significa evitare di arrivare a quel punto in cui l’unica soluzione è la tosatura.
Il cliente che ti mette alla prova
Poi arriva il tema che ogni professionista conosce bene: il cliente “incastro impossibile”.
Quello che:
- si dimentica di prenotare
- scrive ovunque per trovare “un buchino”
- viene infilato tra un appuntamento e l’altro con acrobazie organizzative degne di un circo
E poi … o all’ultimo non si presenta o arriva con un cane in condizioni assurde.
A quel punto il tempo non basta mai, il lavoro è lungo, complesso… importante.
E il risultato finale, inevitabilmente drastico, rischia di diventare “solo” un problema di immagine perché il proprietario voleva una spuntatina.
Chi guarda da fuori vede solo il “prima e dopo”, non tutto quello che c’è in mezzo.
Le “Soluzioni alternative” al negozio dietro l’angolo: funzionano davvero?
Tiro fuori il tema ‘Dogwash’ e Sara non ci gira intorno. Per lei è un “ripiego”, utile forse in caso di urgenze o se vuoi sciacquare il cane senza allagare casa.
Il problema non è la modalità del “lavaggio fai da te” ma dell’eventuale uso di prodotti generici, poco adatti, che possono creare problemi alla pelle.
Ricorda: lavare è una cosa, la toelettaura è un’altra.
Quest’ultima consiste in una serie di trattamenti che includono la pulizia del pelo, il taglio delle unghie e l’igiene delle orecchie.

Lei vede cose che voi non vedete…
Questa è la parte più interessante, perché mentre il proprietario vede “il suo cane”, Sara vede:
- la condizione reale di pelle e pelo
- segnali comportamentali
- reazioni allo stress
- abitudini (buone o pessime)
E la frase che dice è netta: “Tanti proprietari, ahimè, non sono consapevoli delle esigenze del proprio cane.”, ma non è una critica, è un dato di fatto.
E forse è proprio qui che si apre uno spunto di riflessione:
oggi i proprietari hanno a disposizione un ventaglio di professionisti diversi che possono aiutarli davvero. Per questo arrivare con un cane completamente pieno di nodi, con la pelle irritata — nel caso di Sara — o con un cane agitato che morde chiunque gli passi accanto — nel mio caso — non è solo evitabile, è anche poco tollerabile.
Per fortuna ci sono professioniste come Sara ed il suo negozio dietro l’angolo.
Come scegliere il professionista adatto a te!
Altro punto poco conosciuto: non esiste un requisito obbligatorio per aprire una toelettatura.
Significa che scegliere “a caso” può essere rischioso. Il consiglio di Sara è molto concreto:
affidarsi a qualcuno che vi è stato indicato, valutare la qualità dei prodotti, ma anche l’approccio, la capacità di gestire il cane in un contesto non familiare… con affetto e cura.
Perché quando affidi il tuo cane a un professionista, una cosa la vedi subito:
se sta bene, se è sereno, se ha piacere di tornare.
E questo vale per tutto: pensioni, educatori, veterinari e toelettatori.
Vi faccio un esempio…
Seguivo un cane che, a un certo punto, non voleva più percorrere un tratto di strada.
Si bloccava, e se lo forzavi, reagiva tirando dalla parte opposta fino quasi a sfilarsi il collare.
Panico.
Raccolgo informazioni e scopro che in quella via c’è il negozio dove era stato portato a toelettare, da come si comportava il cane era sicuramente uscito con un ottimo taglio, ma l’esperienza non era stata positiva.
I proprietari avevano preso appuntamento all’ultimo momento prima di partire.
Il negozio, già pieno, aveva deciso di prendere il cane in anticipo rispetto all’orario.
Risultato? Attesa lunga, ambiente sconosciuto, confusione.
Nessun punto di riferimento.
Quel cane si è trovato immerso in una situazione troppo intensa per lui e lo ha memorizzato.
Non sto dicendo che sia stato maltrattato, o che non siano bravi toelettatori, ma quel tipo di negozio non era adatto a lui. Aveva bisogno di un ambiente più tranquillo, per poter affrontare quel tipo di circostanza.
Non tutti i cani sono uguali… alcuni sopportano di più, altri molto meno.
Alcuni hanno bisogno di contenimento e conforto.
Altri si adattano anche a un servizio veloce e più distaccato.
Il punto è uno solo: capirlo!
Per il quartiere, il negozio dietro l’angolo cosa significa?
Dopo quattro anni, Sara non è solo “la ragazza che lava i cani” o il negozio sotto casa con i prodotti per gli animali.
È un punto di riferimento per il quartiere.
Le persone vanno da lei quando hanno bisogno di un consiglio, quando c’è qualcosa che non torna, quando serve uno sguardo in più.
Ma anche quando vogliono condividere qualcosa di bello: una passeggiata andata bene, un piccolo progresso, una soddisfazione.
C’è chi si ferma anche solo per salutarla.
Con due biscotti in tasca, da dare ai suoi cani che la accompagnano in negozio.
Non è solo un servizio.
È un luogo in cui sentirsi a proprio agio, senza dover dimostrare nulla.
E quando le chiedo cosa le fa dire:
“Ok, anche oggi ne è valsa la pena”
la risposta è semplice: sono gli animali di cui si prende cura
e le persone che, seguendo le sue indicazioni, migliorano ogni giorno — anche di poco — la vita con il loro compagno.
Per me cosa significa il negozio dietro l’angolo di Sara…
Conosco il negozio di Sara da quando ha aperto.
Ci passavo davanti durante le passeggiate con Etna.
Una vetrina semplice, ben decorata, su una via tranquilla, a due passi da un parchetto.
Un giorno mi sono fermata a leggere un articolo esposto in vetrina.
(Link articolo: andate a leggerlo dopo!)
Poi l’ho conosciuta… Energia. Passione. Competenza
e quella voglia rara di dedicare davvero tempo e attenzione alla propria professione.
Sara non si ferma mai.
Se non è in negozio, aiuta canili e rifugi, supporta proprietari in cerca del cane giusto, si rende disponibile dove serve.
Non è solo un lavoro, è qualcosa che si porta dietro anche fuori da quelle quattro mura.
Quando la mia Etna è venuta a mancare, mi sono trovata con tante cose che non potevo tenere: medicinali nuovi, giochi, guinzagli, cibo. Ho pensato subito a lei, senza alcun dubbio, perché sapevo che avrebbe dato a quegli oggetti la giusta destinazione.
Le ho affidato le ultime cose appartenute al mio amore più grande.
Un gesto che, per me, racchiude rispetto e gratitudine per quello che fa, ogni giorno.
Come questo articolo, il primo del mio “progetto editoriale”, perché volevo iniziare con qualcuno di professionale e speciale!
Il negozio dietro l’angolo …
Se passate in zona Washington, vale la pena fermarsi anche solo per capire di cosa sto parlando.
Il negozio si chiama “Sara for Pet”
e si trova in Via Giasone del Maino 33, a Milano.
Potete trovarla anche su Instagram, dove racconta il suo lavoro e la quotidianità in negozio.
Io, personalmente, è un posto che consiglio.
Da professionista, ma prima ancora da proprietaria, perché quando trovi qualcuno che vede davvero il cane che ha davanti…
te ne accorgi, e difficilmente torni indietro.
– Grazie Sara! –
Questo articolo nasce dal piacere di raccontare realtà che meritano spazio.
È stato realizzato con l’intento di creare contenuti utili, sinceri e dare visibilità a professionisti del settore in cui credo.
La Rubrica: Intervista di Spicco! è uno spazio dedicato a professionisti, attività e idee che vale la pena ascoltare davvero, oltre le solite vetrine social.
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Immagine di copertina e presenti nel testo sono state date da Sara Silvia Corradini.