E’ il caso di Francesca e Cloe che mi viene raccontato tramite la Rubrica “Lettera all’Educatrice”…
Quando il cane non resta da solo in casa diventa un vero problema… Francesca, nella tua lettera ci sono due cose fortissime: l’amore e la fatica.
E spesso arrivano insieme, soprattutto quando si parla di cuccioli.
Il punto non è che Cloe non sa stare da sola.
Il punto è che non ha ancora imparato come farlo!
Restare soli non è uno stato naturale per i cani: è qualcosa che va insegnato. Parliamo di animali sociali, abituati a vivere in gruppo, e per questo la solitudine, soprattutto all’inizio, può essere difficile da gestire.
A piccoli passi, quindi.
Serve organizzazione.
Se impostate bene il lavoro, in poco tempo si possono già vedere i primi miglioramenti, arrivando a brevi momenti di autonomia. Ma attenzione: ogni cane ha i suoi tempi. Alcuni imparano più velocemente, altri hanno bisogno di più gradualità. Con i cuccioli è spesso più semplice iniziare questo percorso, ma non significa che possano essere lasciati soli per ore fin da subito.
A Cloe, più che insegnarle comandi, in questo momento serve insegnarle a sentirsi al sicuro anche quando non ci siete. Ricordati Francesca: non tutti i cani che piangono quando restano soli hanno lo stesso problema.
Quando un cane non riesce a restare da solo, le cause possono essere diverse: a volte è semplicemente una mancanza di abitudine, altre volte può esserci una difficoltà più profonda legata alla gestione dell’ansia.
Il primo passo, quindi, non è “fare esercizi a caso”, ma capire cosa c’è davvero dietro quel comportamento. Solo così si può intervenire nel modo più adatto, per il benessere del cane… e anche vostro.
Da dove iniziare?
- Definire gli spazi: Decidete fin da subito quali sono le zone della casa a cui il cane può accedere quando resta da solo.
- Creare una routine d’uscita: Organizzate sempre lo stesso schema: spazio, giochi, una parola o gesto per salutarla, e soprattutto un comportamento coerente al rientro.
Niente scene teatrali né all’uscita né al ritorno. - Iniziare con tempi brevi: Le prime volte lasciatela da sola per 5–10 minuti. Se non piange, rientrate in casa in modo tranquillo, senza correre da lei. Se invece piange o abbaia, aspettate che smetta prima di rientrare. Questo è fondamentale:
mai entrare e darle attenzione mentre piange o abbaia, perché le insegnereste che più urla… più voi tornate. - Aumentare gradualmente il tempo (non lo spazio): Una volta che gestisce bene i primi minuti, aumentate poco alla volta: 30 minuti per una commissione; 1 ora per la spesa; 1 ora e mezza per un’uscita. Usate la quotidianità a vostro favore. Non serve creare situazioni artificiali: basta sfruttare quelle che già avete.
Per quanto tempo può restare da sola?
All’inizio, evitate assenze troppo lunghe.
Se lavorate tutto il giorno, organizzatevi: fatevi aiutare da qualcuno per spezzare la giornata, farla uscire, giocare e fare i bisogni. In questo senso, i dog sitter possono essere un’ottima risorsa, così come servizi di asilo diurno.
Se invece siete spesso a casa, non fate l’errore opposto.
Abituatela comunque a stare da sola.
Fatelo gradualmente e in momenti diversi della giornata. Un buon momento, ad esempio, è dopo una passeggiata: sarà più rilassata e predisposta a riposare. Anche se avete la possibilità di portarla sempre con voi, come in ufficio, non fatela diventare l’unica soluzione. Perché un cane che non resta da solo in casa non si aiuta portandolo ovunque, ma bisogna insegnargli ad affrontare la solitudine.
Prima o poi arriverà il momento in cui dovrai farlo.
Quale zona della casa è più adatta?
All’inizio, soprattutto con un cucciolo, è sconsigliato lasciare tutta la casa a disposizione. Troppi spazi significano troppi stimoli. E in un momento di noia o agitazione potrebbe: fare danni, ingerire qualcosa di pericoloso All’inizio, soprattutto con un cucciolo, è sconsigliato lasciare tutta la casa a disposizione. Troppi spazi significano troppi stimoli. E in un momento di noia o agitazione potrebbe: fare danni, ingerire qualcosa di pericoloso e farsi male. Cavi elettrici, oggetti fragili, materiali ingeribili… il rischio è concreto.
Molti scelgono di chiudere il cane in bagno o in cucina. Personalmente non è una soluzione che amo: sono ambienti spesso pieni di detersivi e oggetti accessibili, e la chiusura totale può aumentare l’agitazione.
Meglio, se possibile, utilizzare dei cancelletti per limitare lo spazio in modo più sicuro e graduale, creando una zona controllata e adatta a lui.
Il cane non resta da solo in casa… cosa lasciargli per non farlo agitare?
La ciotola dell’acqua deve essere sempre a disposizione, insieme alla sua cuccia e ad alcuni giochi. Ma attenzione: non tutti i giochi vanno bene.
Servono giochi mirati, che la aiutino a fare qualcosa di utile quando si attiva. Ad esempio:
- pupazzi resistenti
- giochi in gomma da masticare
- oggetti pensati per essere rosicchiati (così da salvare le gambe del tavolo)
Ogni gioco ha una funzione e un utilizzo corretto. Non basta “lasciargli qualcosa”: bisogna scegliere cosa e come usarlo. Ma questo merita un approfondimento a parte… e ne parleremo in un altro articolo.
Il cane non resta da solo in casa: cosa dire quando si esce e cosa fare al rientro!
Partiamo da un punto importante: potete dire quello che volete!
Non è tanto la frase a fare la differenza, ma il tono e il modo in cui uscite di casa. Per facilitarvi, consiglio sempre di scegliere una frase d’uscita e usare sempre quella. Questo aiuta il cane a prevedere cosa sta per succedere e, allo stesso tempo, aiuta voi ad avere un piccolo “copione” che vi rende più tranquilli.
Può essere qualsiasi cosa:
- “Ciao, torno presto”
- “Fai la brava”
- “Rimani a casa”
- oppure anche “Pippo, Pluto e Topolino”
Non conta il significato. Conta la coerenza!
Quello che invece deve essere sempre uguale è il metodo: preparate lo spazio, lasciate i giochi, controllate l’acqua, dite la vostra frase… e uscite. Senza ansia, senza esitazioni.
Quando si rientra a casa?
Entrate in modo tranquillo. Evitate di amplificare l’euforia del cane: quella che spesso leggete come “felicità” è, in molti casi, una forma di attivazione molto alta, legata anche all’ansia.
E soprattutto, un punto fondamentale: Se trovate dei danni in casa… non sgridatela!!!
“Ma perché non posso sgridarla?”…È una delle domande più comuni:
- “Perché non posso dirle che ha sbagliato?”
- “Perché non posso metterle il muso sul cuscino rotto?”
- “Perché non posso punirla quando vedo il danno?”
PERCHE’ NON SERVE A NULLA!
Il cane non è in grado di collegare la vostra reazione a qualcosa che ha fatto ore prima.
Per il cane, quella sgridata arriva “dal nulla”.
Ricompense e correzioni funzionano solo nel qui e ora.
Il cane che non resta da solo in casa fa i dispetti…
Sfatiamo un mito… Quando i cani restano da soli, non mettono in atto vendette studiate per farvi sentire in colpa. Non esiste un piano segreto per punirvi perché siete usciti.
Il cane vive nel presente.
Ricordare il passato, certo. Altrimenti non imparerebbe.
Ma non ha una visione del futuro tale da costruire una “strategia di vendetta”. Quindi cosa succede davvero? Se un cane mette in atto un comportamento, lo fa perché in quel momento lo trova gratificante oppure è sotto stress e cerca un modo per scaricarlo
Distruggere, abbaiare, agitarsi… sono risposte. Non dispetti.
Anche il famoso “dispetto” mentre siete in casa, è spesso frainteso: è solo un modo per attirare la vostra attenzione. Non è vendetta, è comunicazione.
Una cosa importante da sapere
Quello che state vivendo è molto più comune di quanto si pensi. Il fatto che vi si spezzi il cuore è già una risposta: siete le persone giuste per Cloe. Ma proprio per questo, avete bisogno di strumenti. Non solo di buona volontà.
Da una lettera posso fare delle ipotesi e darvi indicazioni di base.
Per aiutare davvero Cloe, però, serve vedere cosa succede nella vostra quotidianità: come gestite le uscite; come vive gli spazi; cosa accade nei minuti prima che resta sola.
È lì che si costruisce il cambiamento.
Possiamo organizzare un incontro e lavorare su misura per voi, passo dopo passo.
Conclusione
Questa è una storia vera.
Come tutte le storie vere, non c’è una soluzione copia-incolla.
Se ti sei riconosciuto in questa storia, scrivimi la tua “Lettera all’Educatrice”
Nel frattempo, su Instagram condivido ogni giorno spunti pratici… e nel mio libro (“Il cane in città”, Ed.Tea) trovi tutto quello che avrei voluto dire a chi, come te, vuole davvero capire il proprio cane.
Immagine creata con Canva.