Le passeggiate con il cane… sempre dal suo punto di vista.

“Vorrei dire la mia sulle uscite… perché NON ci siamo!”… le passeggiate con il cane croce e delizia di ogni proprietario di cani in città.

«BUONGIORNO Lebo! Dammi il tempo di sedermi e salutarvi.»

Matteo mi guarda già sconvolto. Non immagina cosa mi stia dicendo il cane, anche se i segnali sono piuttosto chiari:
Lebo è carico a molla, corre per casa, mi salta addosso e punta deciso verso la porta.

«Matteo, scusa… ma sei sceso con Lebo?»
«Ma sì, un giretto veloce. Tanto poi avevo lezione con te.»
«Ok… però ricordati che l’ora di lezione non è una bella passeggiata al parco.»

Questo è un tasto dolente.

Spesso le lezioni vengono scambiate per l’uscita della giornata. Ma non è così. Non sono passeggiate con il cane.
Bisogna scendere prima della lezione. Non per stancarlo fino allo sfinimento, ma neanche per fare una toccata e fuga da cronometro olimpico. Mi ricordo una volta che dovevo lavorare con un cane di taglia grande sulla conduzione al guinzaglio in città, perché “tirava un po’”, a dire della proprietaria.

Me lo ricordo come fosse ieri.

Era gasatissimo. Appena usciti dal cancello mi ha letteralmente strappato una spalla. Ero pronta, ma il contraccolpo è stato pazzesco.
Dieci metri di delirio puro. Poi sono riuscita a gestire la situazione e ho guardato la signora:

«Mi scusi, ma fa sempre così in passeggiata? Perché questo non è solo un problema di tirare al guinzaglio.»

«Beh… dipende. In effetti non usciva da ieri mattina. Tanto sapevo che facevo la passeggiata con te. È uscito solo per i bisogni nel giardinetto.»

Il giardinetto era un fazzoletto di terra grande quanto un parcheggio per un’auto.
Quel cane non usciva davvero da casa da un giorno e mezzo.

Oltre a essermi fatta male, ho concluso l’incontro facendo una passeggiata decente. Era così euforico che non avrebbe percepito nessun insegnamento. Ho preferito aiutarlo a rilassarsi.

Alla proprietaria ho fatto notare che:

  1. La lezione non è una passeggiata di sfogo.
  2. La lezione non è un servizio di dogsitteraggio di gruppo.
  3. Il cane deve uscire più volte al giorno, fuori dal cancello, non nel giardinetto.
  4. Al prossimo incontro doveva essere già uscito prima del mio arrivo.

Con queste premesse… cosa sarà mai successo dopo?

Ma torniamo a Lebo e Matteo.

Non faccio in tempo a finire la frase che l’amato quadrupede innaffia, letteralmente, la pianta vicino alla portafinestra del salotto.
Per un pelo non segna anche le tende.

Appena finisce, si gira, ci guarda e…

«Non mi ha dato il tempo di farle tutte stamattina. Aveva fretta.
Prima o poi gli do uno strattone che gli faccio volare il cellulare dentro la fontana. Traiettoria perfetta.»

Mi giro verso Matteo e gli dico di non sgridarlo. Ormai il danno è fatto. E, a dirla tutta, il cane non aveva tutti i torti.

«Respira. Fai finta di nulla. Non calcolarlo e pulisci senza drammi.»

Questo passaggio è fondamentale.
In questo caso il cane non è riuscito a trattenersi. Ma se si innesca il meccanismo “fa pipì – lo sgrido – mi guarda”, rischiamo che il cane impari a fare pipì per ottenere attenzione.

Per un cane, l’attenzione è attenzione, che sia positiva o negativa.
Che sia carezza o rimprovero, qualsiasi cosa arrivi… ha funzionato.

Ci sediamo. Matteo è sospeso tra il dispiaciuto e il disarmato.

«Prendi atto che hai un cane giovane.
Non puoi permetterti, al mattino, di fargli fare un giro veloce senza dargli modo di annusare e fare i bisogni.
Non è più un cucciolo e sai bene che non fa solo una pipì durante le passeggiate.
E poi, quando uscite, dagli retta.»

«Per il resto come va?»

Matteo non fa in tempo ad aprire bocca che interviene Lebo.

«Allora… la questione crocchette va meglio.
Ha capito come si usa un dosatore.
Abbiamo trovato una quadra sugli orari e, finalmente, mangio dopo aver evacuato.
Era così complicato?»

Se fosse stato semplice non sarei qui.

Lebo si sistema meglio sul tappeto e riparte:

«Se non esco di casa per nove ore, la prima cosa che voglio fare quando si sveglia lui, non io, è scendere.
Bisogni. Zampe da sgranchire. News del quartiere da annusare.»

«Però ora dobbiamo lavorare sulle passeggiate.
Io ho bisogno dei miei momenti di svago. Almeno una volta al giorno qualcosa di qualità.
TE LO DICO: impazzisco se continuiamo a fare il giro del parchetto a ogni uscita.»

Non ha tutti i torti. Le passeggiate con il cane, non vanno proprio bene se questo è il risultato

La routine è importante. Anche il giro del parchetto serve, spezza la giornata.
Ma devono esserci almeno un paio di passeggiate di qualità: percorsi variati, strade nuove, stimoli diversi, momenti di esplorazione vera. Magari anche qualche incontro gestito bene, qualche esperienza interessante.

Non basta il weekend. Soprattutto se accanto hai un cane giovane e vivace. In città, spesso, il problema non è quanto cammina il cane, è quanto poco viene ascoltato.

Si vedono da lontano i cani che patiscono l’uscita “subita”: proprietari al telefono per tutta la passeggiata, cani che zigzagano come trottole impazzite; cani che ingoiano qualcosa da terra per ottenere una reazione; cani che dopo un giro lampo vengono trascinati a fare commissioni e, nel dubbio, abbaiano o marcano territorio nel negozio.

Anche nelle passeggiate con il cane un compromesso si può trovare.

Si può rispondere a una telefonata mentre si passeggia.
Ma non per tutta la durata dell’uscita.

Si possono fare commissioni con il cane.
Ma prima fagli fare il cane. Davvero. Così entrambi finite il giro con meno tensione e meno sceneggiate improvvisate.

Lebo e Matteo ora dovranno lavorare su questo: costruire abitudini che abbiano senso per entrambi.

Il mio consiglio è semplice e spietato:
le uscite devono essere la struttura della giornata, non l’avanzo del tempo rimasto dopo tutto il resto.

Passeggiate di qualità al mattino e al pomeriggio. Prima… di mettersi a lavorare; di uscire per andare in ufficio; di lasciarlo solo. La Parola Chiave è: Prima.

Così poi sei libero di fare le tue cose con la coscienza di aver davvero soddisfatto il tuo cane.

Mentre ci prepariamo per uscire, Lebo mi guarda.
Ha quell’espressione di chi sa che non è finita qui.

Probabilmente ha ragione.

Vivere con un cane in città non significa riempire il tempo.
Significa organizzarlo.

Le passeggiate non sono un riempitivo tra un impegno e l’altro.
Sono il fondamento dell’equilibrio quotidiano. Quando questo fondamento manca, il problema non è il cane “agitato” è la gestione che scricchiola.

Se vi siete persi l’inizio della consulenza con Lebowski, lo recuperate nell’articolo precedente.
Per continuare a parlare di passeggiate, gestione e vita quotidiana con il cane, ci vediamo su Instagram… oppure tra le pagine del mio libro “Il cane in città”, Ed.Tea.

A breve, anche in formato podcast.
Immagine realizzata con Canva.