Una consulenza educativa raccontata in un altro modo.
«Scusa… posso dire anche io una cosa?». Il punto di vista del cane.
«Certo, dimmi pure. Sono qui per ascoltare entrambi.»
«Puoi dirgli che se avanzo qualcosa nella ciotola non è perché lo mangio dopo, ma perché è troppo.
SANTOCIELO, la mia dose la prende a caso: ogni volta con un contenitore diverso.
A volte mangio come un barboncino, altre come un San Bernardo dopo una giornata sotto la neve.
Una via di mezzo, ti prego. DIGLIELO!». Il punto di vista del cane.
«Lo sento parlare con la vicina che gli dà consigli dall’alto di non so quale piedistallo.
“Eh, la mia Betty si regola da sola, mangia quando vuole. Se non tocca il cibo le cucino qualcosina.”
GRAZIE AL PIFFERO DI UN VOLPINO!
La Betty può fare la cacca quando vuole sulle traversine.
Se mangiassi anche io a caso come lei, passerei la giornata a trattenerla mentre aspetto il momento della passeggiata.
Capisci il calvario?
Poi è pure capace di lamentarsi perché tiro al guinzaglio.»
Riferisco parola per parola quello che Lebowski, detto Lebo, vuole comunicare a Matteo, il suo giovane e inesperto, ma volenteroso proprietario.
L’incontro conoscitivo dal punto di vista del cane.
Siamo a Milano. Sto svolgendo quello che avviene subito dopo la chiamata in cui timidi, sfrontati, disperati o ligi proprietari mi chiedono un appuntamento per “educare” il loro cane in città.
Durante il primo incontro, che io chiamo – conoscitivo -, facciamo una lunga chiacchierata. Ovviamente non a caso.
Seguendo le loro prime, spesso vaghe indicazioni, mi appunto uno schema per avere un quadro completo della situazione.
Alla fine Lebowski ha ragione.
Leggende metropolitane narrano che i cani sappiano regolarsi con il cibo come i gatti.
Nella realtà, tendono a mangiare quello che gli viene dato e, se le razioni sono abbondanti, a finirle. Con il rischio di vomitarle (se sono particolarmente abbondanti) o di produrre cacche da leoni in giro per casa, se non vengono letti i segnali di un’urgenza in corso.
Leggi sempre la tabella nutrizionale del cibo che stai dando: lì trovi anche la quantità corretta, da dividere in più razioni giornaliere.
Non dare dosi a manciate, a occhio o a sentimento. Usa sempre lo stesso misurino, segnati fin dove riempirlo e vai avanti senza troppi drammi.
Se il quadrupede ha l’abitudine di non mangiare tutto, di avanzare o di piluccare durante il giorno quello che trova nella ciotola, non significa che sappia regolarsi.
Significa che ha capito che esiste la possibilità che arrivi qualcosa di diverso. Forse di più buono.
Probabilmente fa anche poco movimento, e quindi ha meno fame.
Da punto di vista del cane: lui si sente furbo. Tu un po’ meno, perché il giorno in cui non mangia davvero perché non sta bene, potresti non accorgertene subito.
Torno da Matteo che, completamente sconcertato dalla dinamica di questo incontro, forse anche un po’ impaurito, mi chiede se Lebo abbia altro da comunicare.
Alla fine, il mio lavoro è questo: fare da interprete fra te e il tuo cane.
DIVANO O NON DIVANO: ma è davvero questo il problema?
Sorrido e mi volto verso l’amata bestiola che, nel frattempo, si è sdraiata comodamente sul divano e ci osserva.
So già dove vuole andare a parare.
«Sì, mi approprio del divano. Che problema c’è?
Guarda dove il genio ribelle amante del feng shui mi ha messo la cuccia: in mezzo al nulla.
Spiffero sulla schiena, nessuna parete d’appoggio.
Sarà anche in tinta con l’arredamento, ma…
sto lì da solo, lontano da tutto.
E ogni volta che salgo su quella trappola di cuccia, si sposta. Traballa.»
«Certo che scelgo il divano: è comodo, caldo e accogliente.
E quando non si fa venire a trovare dall’amichetta di turno, lo condividiamo.»
«Ah, già che ci siamo: se vuole che smetta di abbaiare contro di lui e contro chi si porta sul divano, digli di cambiarmi la cuccia.
La voglio vicino al divano.
Il colore può sceglierlo lui, tanto vedo i colori a modo mio.
Ma la voglio soffice, avvolgente, con un bel bordo alto.»
Anche questa volta non posso dargli torto.
Dal punto di vista del cane: si arreda anche casa.
Bella la cuccia, nulla da dire, ma forse un po’ troppo di design e poco adatta alla comodità di Lebowski.
Lo dico sempre, quando ho occasione di incontrare i proprietari prima dell’arrivo del cane: non spendete subito cifre esorbitanti per la cuccia. Alla fine sarà il cane a dirvi cosa gli piace e cosa lo fa stare bene.
C’è chi ama i tappeti, qualcosa di piatto e morbido senza fronzoli.
Chi preferisce i cuscinoni, con o senza sponde.
Le brandine oggi si usano meno, ma con pavimenti freddi possono essere utili, magari con un bel cuscino sopra.
Il consiglio resta sempre lo stesso: aspetta e impara a conoscere il quadrupede che hai accolto in casa. Qualunque cuccia scegli, sentiti libero di optare per il colore che più ti piace, ma fai attenzione a dove la metti.
La posizione deve essere strategica per il cane, non per l’arredamento.
Evita:
- sotto i caloriferi sempre accesi
- davanti alla porta
- in mezzo al corridoio
- vicino alle casse della TV
- nascosta sotto un tavolo o relegata nell’angolo più lontano della stanza
Il cane fa parte della famiglia. Vorrà stare con te mentre guardi la TV o lavori alla scrivania. Vorrà condividere il momento. Quindi, se non vuoi che salga sul divano, fai in modo che abbia una cuccia che gli piaccia davvero, in un luogo accogliente.
Premessa personale: per me il cane può anche salire sul divano.
L’importante è che sia tu ad avere le idee chiare.
Divano sì o divano no. Il cane non deve decidere tutto.
E’ importante anche che sappia dove mettersi quando il divano è occupato da altri.
Mentre spiego tutto questo a Matteo, dandogli qualche esercizio pratico da fare, guardo Lebo.
Ha sicuramente altro da dire, ma le informazioni per un primo incontro sono già tante.
Mi abbasso per dargli una carezza.
Alla fine mi scrocca un biscotto.
«Ci vediamo settimana prossima, furbacchione.»
Vivere con un cane in città non è questione di obbedienza. È una questione di scelte quotidiane, spazi, tempi e coerenza. Tutte cose che raramente vengono spiegate prima che sorgano i problemi. È da qui che nasce l’idea di lavorare sulla gestione, prima ancora che sull’educazione.
Se ti va di seguire altre avventure urbane o consigli utili, mi trovi su Instagram @ilcaneincitta.
A breve, anche in formato podcast.
Immagine realizzata con Canva.