Il signor Desdua, forse tra tutte le indicazioni ricevute dall’allevatore o dal veterinario, aveva memorizzato soprattutto quella che diceva: “Devi essere il capo branco per poter gestire un cane in casa.”
“Devi dimostrargli chi comanda, altrimenti non ti ascolterà.”
Forse perché in casa erano solo loro due.
Forse perché, essendo entrambi maschi e nella sua testa si era trasformata in una sorta di competizione, di conseguenza la gerarchia doveva essere forte e chiara.
Anche se ormai non c’erano più dinamiche legate alla sopravvivenza del branco o alla riproduzione.
Ma alla questione del “capo branco” lui ci teneva.
E parecchio, a quanto pare.
Quando gli agenti sono finalmente riusciti ad entrare nell’appartamento, la scena che si sono trovati davanti li ha lasciati tutti piuttosto basiti.
Un barboncino serenamente accucciato sulla poltrona.
E davanti a lui il suo proprietario che si agitava e sbraitava:
«La poltrona ora è sua !?!»
«Non è la cuccia del cane.»
«Vuole essere lui il capo branco!»
Una serie di farneticazioni che il cane probabilmente non stava nemmeno ascoltando e che facevano apparire il povero signor Desdua completamente fuori controllo.
«Sono stanco! Gli dico di mangiare dopo di me e non lo fa. Gli preparo le crocchette e non le vuole… poi devo cucinargli riso e pollo!»
«Ha la sua cuccia, ma appena mi alzo va sulla mia poltrona!»
«Dorme dove vuole e decide lui quando uscire!»
Poi conclude: «Mi hanno detto che devo essere il capo branco per gestirlo e seguire certe regole… ma non funziona nulla! Fa quello che vuole e io sono in balia del cane!»
Cosa sarà realmente successo?
Dietro alla sfuriata del signor Desdua c’è probabilmente un piccolo esaurimento, sicuramente non causato dal cane.
Ma questa scena ci offre uno spunto perfetto per parlare di alcuni falsi miti cinofili che, se presi alla lettera, possono incrinare un rapporto che potrebbe essere più che soddisfacente.
Almeno dal punto di vista del cane.
Alcuni dettagli di questa storia potrebbero essere romanzati per tutelare la privacy dei protagonisti. Il mito invece è assolutamente reale.
Ancora oggi la frase “devi essere il capo branco” è una delle più mormorate.
Così come: “Per poter gestire il tuo cane devi mantenere la gerarchia.”
“Devi fargli capire chi comanda.”
Non dico che siano frasi completamente sbagliate, ma è necessario modernizzarle e contestualizzarle.
Bisogna usare termini più adeguati e inserirle nella realtà quotidiana del proprietario e del cane.
“Devi essere il capo branco”
Iniziamo dalla più famosa: “Devi essere il capo branco.”
Una traduzione più corretta sarebbe: Devi essere il suo punto di riferimento. Questo è il concetto che personalmente preferisco insegnare. Il cane è geneticamente un animale sociale, abituato a vivere in gruppo.
Ma vivendo in un contesto urbano siamo noi a dover gestire molte situazioni.
Per esempio:
- il cane non sa quando è sicuro attraversare una strada;
- non sa quali luoghi sono pericolosi;
- non sa che i suoi bisogni vanno raccolti;
- non si procura più il cibo da solo.
Quindi, indipendentemente dalla taglia del cane, deve poter vedere in te una figura di riferimento. Tu sei il suo custode, sei la persona che: lo accudisce, lo tiene al sicuro, che gli dà indicazioni per affrontare il mondo urbano.
Le indicazioni concrete sono, ad esempio:
- il richiamo, quando lo lasci libero al parco
- la capacità di passeggiare al guinzaglio senza trascinarti ovunque
- oppure, al contrario, aiutare quei cani che si bloccano e non vogliono camminare perché spaventati o annoiati.
“Sei il capo branco, quindi il cane deve vederti mangiare”
Anche questa frase ha una spiegazione che arriva da lontano, dai cugini lupi.
Nel branco di lupi la coppia alfa mangiava per prima, spesso in una zona più tranquilla, scegliendo le parti migliori della preda.
Solo dopo il resto del branco si nutriva.
Ma come si traduce questa cosa nella vita con un cane in città? In realtà, in modo molto più semplice: insegnare al cane a stare tranquillo mentre voi mangiate. Questo evita che:
- chieda continuamente cibo dal tavolo;
- si agiti durante i pasti;
- crei problemi quando siete a casa di amici o al ristorante.
- Detto questo… bisogna sempre conoscere il proprio cane.
Se avete un cane molto famelico e cenate alle 21:30, è probabile che a quell’ora lui sia già affamatissimo. In questo caso è più sensato nutrirlo dopo la passeggiata del tardo pomeriggio, qualche ora prima della vostra cena. Così quando vi sedete a tavola sarà già sazio e, se non gli date cibo dal tavolo, difficilmente verrà a chiedervelo.
Se invece cenate presto, potete mangiare voi e poi pensare a lui. L’importante è non creare confusione e non viziarlo con assaggi di cibo mentre cucinate o siete a tavola.
In poche parole: non è una questione di dominanza. È una questione di gestione e abitudini.
Con i cuccioli, in particolare, si consiglia di evitare il pasto nello stesso momento non perchè altrimenti diventano loro i capi branco, ma perché potrebbero:
- distrarsi guardando il vostro cibo e non mangiare il loro;
- mangiare troppo velocemente e poi cercare il vostro cibo;
- non mangiare affatto perché vogliono capire cosa sta facendo il resto del “branco”.
“Non devono dormire sui posti alti, altrimenti pensano di comandare.”
Altro mito che merita di essere contestualizzato. Non devono gestire gli spazi di casa,
non devono diventare territoriali, bisogna evitare che facciano tana sotto il letto o sotto il tavolo. Questo è il punto.
Se il cane sale sul letto, e non gli è mai stato insegnato a non farlo, non puoi sgridarlo e nel momento in cui hai bisogno che scenda lui deve farlo senza ringhiare o opporsi.
Io, per esempio, non ho mai vietato ai miei cani di salire su letti o divani.
Ho semplicemente insegnato quando potevano farlo. Negli altri momenti avevano comunque a disposizione la loro bella cuccia per condividere quello spazio vicino a me.
Il cane sulla poltrona non lo rende il capo branco.
È un animale opportunista per genetica: sa che la poltrona è accogliente e calda, che lo isola dall’ambiente circostante e che da lì ha una visuale migliore.
Quindi quando è libera e ha voglia di comodità… ci sale. Punto. Solo un pizzico di astuzia.
E, se vogliamo dirla tutta, anche piuttosto intelligente.
Se invece non vuoi che ci salga, per una questione di igiene o di gestione, la soluzione è molto più semplice: non farlo mai salire. E se lo fa quando non ci sei, impedisciglielo.
Metti sopra delle sedie, chiudi la stanza, rendi quello spazio non accessibile.
Ti svelo anche un piccolo segreto: se un cane non impara una determinata abitudine durante la crescita o l’educazione, molto difficilmente inizierà a farla più avanti. Vale anche se hai appena adottato un cane adulto.
A patto che voi restiate coerenti e costanti nelle indicazioni.
Conclusione
I miti cinofili non spariscono da soli. Ma con un po’ di buon senso possiamo almeno smettere di litigare con i barboncini sulle poltrone.
Il signor Desdua aveva probabilmente molto chiara una cosa: doveva essere il capo branco. Quello che nessuno gli aveva insegnato era come diventarlo davvero.
Forse non aveva neppure grande manualità nella gestione del cagnolino che i figli gli avevano portato a casa.
Un gesto sicuramente pieno d’amore, ma che non sempre tiene conto di una cosa fondamentale: quanto una persona sia davvero pronta a gestire un cane. Soprattutto in città.
Colgo l’occasione per lasciarti anche un altro piccolo consiglio: non regalare mai un cane senza che venga esplicitamente desiderato e richiesto.
(in questo link troverai un articolo dedicato all’argomento)
Per continuare a parlare di miti e leggende cinofile da sfatare o da capire meglio, ci vediamo il mese prossimo con questa Rubrica.
Nel frattempo puoi seguirmi su Instagram, dove condivido altri articoli e spunti sulla vita con i cani in città.
E presto arriverà anche il podcast dedicato proprio a questo tema, ma nel frattempo ti lascio il link del mio libro “Il cane in città”, Ed. Tea.
Immagine creata con Canva.